Medicina rigenerativa

Donazione del cordone omebelicale: una scelta e un diritto

mercoledì 11 Marzo 2009 di Barbara Hugonin

placenta e sacco amniotico

La donazione del cordone ombelicale è un atto decisamente importante che sin dal parto consente di assicurare  una possibilità di sopravvivenza maggiore per i propri figli ma anche per quelli altrui.  Il sangue cordonale, all’atto del parto, viene prelevato e conservato in apposite sacche sterili, in condizioni tali da essere conservato, per una durata di oltre 25 anni (se si pensa che il primo campione conservato risale al 1979 ed è ancora utilizzabile).

L’importanza di questo atto risiede nel fatto che  nel sangue cordonale sono presenti le cellule emopoietiche adulte, quindi non vi è alcuna implicazione etica, che nel caso di una donazione possono essere tipizzate, inserite nella banca dei Donatori di midollo osseo ed,   essere disponibili per soggetti compatibili geneticamente.  Quanti bambini malati di leucemia, in attesa di un donatore, potrebbero avere una speranza di salvarsi se aumentassero le donazioni e se le mamme, come loro diritto, potessero contare su una maggiore informazione ed un maggior supporto.

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Terapia genica ed artrite reumatoide

mercoledì 18 Febbraio 2009 di Giulio Bernardinelli

dna genetica

Si è parlato recentemente di terapia genica (vedi ADA-SCID) e se ne continua a parlate. Non esiste più una rivista scientifica che non riporti avanzamenti o risultati ottenuti nella sperimentazioni di queste tecniche. La terapia genica non è un approccio nuovo ma solo ora si cominciano ad apprezzare tangibili risultati.

Uno studio pubblicato sul journal Human Gene Therapy riporta le prime evidenze cliniche che la terapia genica riduce i sintomi in persone affette da artrite reumatoide. La sperimentazione, condotta per ora solo su due pazienti, si basa sui risultati di una precedente ricerca condotta nel 2005. Questa aveva dimostrato che è possibile trasferire in modo sicuro nelle giunzioni articolari di persone affette dalla patologia il gene dell’antagonista del recettore per l’interleukina 1.

Con l’impianto di questo gene è possibile stimolare la produzione della molecola antagonista che serve a bloccare l’azione infiammatoria dell’interleukina 1.

Lo studio, condotto presso il Beth Israel Deaconess Medical Center (Boston-USA), è stato condotto, come precedentemente anticipato, solo su due persone e quindi il campione non è statisticamente significativo per affermarne l’assoluta efficacia, ma comunque, si apre una nuova strada per il trattamento di questa diffusa ed invalidante patologia.

[via bidmc | immagine source]



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Nanotubi e cellule staminali per la ricostruzione delle ossa

lunedì 16 Febbraio 2009 di Giulio Bernardinelli

ricercatori nanotubi cellule staminali

È stato scoperto che l’uso di impianti costituiti da nanotubi di titanio insieme a cellule staminali possono accelerare la crescita del tessuto osseo.

Il gruppo di bioingegneri dell’Università della California – San Diego, ha usato tecnologie di nano-biotecnologie che hanno permesso di realizzare questo esperimento. Infatti, sono stati in grado di posizionare delle cellule mesenchimali dentro questi sottilissimi nanotubi di ossido di titanio per poi indurre e controllare la differenziazione delle cellule. Questo processo porta alla formazione di cellule specializzate chiamate osteoblasti, responsabili della formazione del tessuto osseo. Le cellule mesenchimali, dotate di un certo grado  di staminalità, ossia di dare origine ad altre linee cellulari, possono essere estratte dal midollo osseo dello stesso paziente.

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Nuovo biomateriale per la crescita di vasi sanguigni

venerdì 13 Febbraio 2009 di Federico Illesi

biomateriale vasi sanguigni

All’Università di Ottawa gli scienziati hanno sviluppato un nuovo biomateriale pensato appositamente per fungere da scaffold per favorire la crescita di nuovo vasi sanguigni.

I ricercatori della University of Ottawa Heart Institute (UOHI) sono riusciti a far sviluppare e crescere vasi sanguigni all’interno di un muscolo danneggiato, iniettando un biomateriale studiato per attrarre nuove cellule e supportare la rigenerazione tessutale. La rigenerazione indotta, suggerisce che un giorno le proprie cellule presenti nel tessuto, se giustamente stimolate, potranno da sole riparare tutti i tessuti danneggiati per ripristinare la funzione.

Il nuovo biomateriale è costituito da collagene combinato con proteine e molecole conosciuto col nome di sialyl Lewis X. La sostanza forma una piattaforma biologica – o scaffold intelligente – che “aiuta” la crescita cellulare.
Una volta iniettato nel muscolo danneggiato, il materiale attrae i progenitori cellulari dei globuli rossi, i quali producono segnali di richiamo per la formazione di nuovi vasi sanguigni in sole due settimane.



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Formazione di tessuto biologico in una bambola

mercoledì 11 Febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

bambola celluleUn gruppo di ricercatori dell’Università di Tokyo guidati dal professor Shoji Takeuchi, il 22 gennaio di quest’anno, ha annunciato la creazione e il mantenimento in vita, anche se per poco, di un tessuto biologico.

L’esperimento è avvenuto incapsulando centinaia di migliaia di cellule di collagene e rivestendo la capsula con del tessuto epiteliale, queste cellule sono state messe all’interno di una bambola dalla forma stilizzata. Rimaste qui un giorno intero le cellule sono andate a disporsi secondo quella che era la forma della bambola occupando tutta la superficie interna, si erano quindi unite a formare un tessuto unico. Questo tessuto è stato poi spostato in un terreno di coltura dove le cellule sarebbero rimaste in vita per un giorno intero.

Il risultato è stato inaspettato, l’esperimento probabilmente apre la strada alla produzione artificiale di tessuti biologici o quanto meno alla ricostruzione di tessuti danneggiati, non resta che attendere i prossimi sviluppi.

[Fonte MedGadget]



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Cellule della ghia di Muller per ricostruire la retina

lunedì 19 Gennaio 2009 di Valeria Gatopoulos

retina

La retina è uno strato di tessuto posto sotto la membrana corioidea, grazie ai fotorecettori è in grado di trasdurre l’energia luminosa in potenziali d’azione, che giungono al nervo ottico e ai centri della visione siti nel cervello, il suo ruolo è quindi fondamentale per la vista.

Alcuni studi avevano dimostrato che mettendo in un terreno di coltura alcune cellule della retina murina queste tendevano a proliferare, la cosa ha subito stuzzicato la mente dei ricercatori dell’Università di Washington che hanno visto tale scoperta come lo stadio iniziale per poter mettere appunto qualche terapia di ricostruzione naturale della retina.

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Cellule staminali per il fegato

venerdì 2 Gennaio 2009 di Federico Illesi

cellule staminali fegato fibrosi

Quale miglior argomento se non quello delle staminali per iniziare il nuovo anno: le cellule totipotenti sono state impiegate per curare una gravi malattie al fegato.

In Brasile 15 persone sono state scelte tra quelle in lista d’attesa per il trapianto di fegato e sono state -su base volontaria- sottoposte a una terapia cellulare.

«Siamo ancora in una fase strettamente sperimentale» sottolinea Luiz Guilherme Costa Lyra, l’epatologo coordinatore della ricerca dell’ospedale Sao Rafael si Salvador di Bahia, emanazione del San Raffaele di Milano. «E deve essere molto chiaro che la terapia non è disponibile per nessun paziente al di fuori di quelli che abbiamo nel protocollo, inutile che qualcuno ci scriva per entrare nello studio». «Tuttavia» continua il ricercatore «bisogna ammettere che i risultati sono decisamente interessanti e abbiamo intenzione di proseguire sulla strada intrapresa».

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Osso iniettabile

martedì 9 Dicembre 2008 di Federico Illesi

osso iniettabile frattureUn team di scienziati della University of Nottingham, in collaborazione alla RegenTec, ha sviluppato un materiale che si inietta nelle ossa fratturate, dove indurisce in pochi minuti, creando uno scaffold ideale per la rigenerazione e la ricrescita di nuovo tessuto osseo.

La sostanza, come già detto, forma uno scaffold, ovvero una struttura di sostegno, biodegradabile sul quale vengono depositati segnali chimici (peptidi di adesione e fattore di crescita) per far sì che le cellule aderiscano.
Questo “osso iniettabile” a contatto con il tessuto duro solidifica velocemente in una struttura tridimensionale capace di dare sostegno all’osso fratturato. In questo modo, gli scienziati della University of Nottingham, credono di poter evitare in molti casi l’uso delle protesi.

Il principale vantaggio di questo materiale innovativo è che, al contrario degli attuali cementi, non emette calore durante la solidificazione e quindi non porta necrosi nel tessuto circostante.
Il polimero a temperatura ambiente (20°C) ha la consistenza di un gel, mentre, una volta iniettato nel corpo, a temperature superiori ai 30°C comincia a solidificare. Proprio per questa caratteristica il polimero può essere iniettato dove serve senza intervento chirurgico.



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Cellule simil-staminali

mercoledì 19 Novembre 2008 di Alessandro Aquino

Esiste un meccanismo per riprogrammare le cellule adulte e renderle simili alle staminali: la chiave starebbe in una proteina, chiamata Wnt, giá nota per essere coinvolta in numerose fasi dello sviluppo di animali vertebrati e invertebrati. L’autore della scoperta è stato il gruppo di ricerca dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli. I risultati della loro ricerca sono stati pubblicati online sulla rivista Cell Stem Cell.

Gli scienziati hanno preso diversi tipi di cellule adulte (fibroblasti, cellule del timo e precursori di cellule neuronali) e le hanno fuse con cellule staminali embrionali in presenza della proteina Wnt. Dopo questo trattamento, le cellule adulte hanno perso le loro caratteristiche tipiche e ne hanno invece acquisite altre, simili a quelle delle cellule staminali.

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Dr. Carlo Ventura: cellule staminali e loro applicazione

venerdì 14 Novembre 2008 di G. Iannitelli

camera biancaIl Dott. Carlo Ventura, insegnante alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna, che copre nella Bioscience Institute la figura di direttore scientifico, ha parlato di cellule staminali e delle loro applicazioni.

Le cellule staminali pluripotenti possono dar luogo virtualmente a tutti i tipi cellulari. I contesti clinici dove poter usare queste cellule sono variegati, anche se -a suo dire- l’approccio terapeutico da introdurre è quello di “medicina riparativa”, piuttosto che la più blasonata “medicina rigenerativa”: la prima è una realtà raggiunta in molti contesti, la seconda è invece un sogno da raggiungere in un futuro sicuramente non prossimo. Una linea di ricerca su cui si stanno muovendo attualmente è l’integrazione delle cellule staminali con l’ambiente (citoscheletro, e così via). Sulla superficie delle cellule ci sono vibrazioni che cadono da 0.9 e 1.8 kHz: riusciamo quindi a sentire i suoni che fanno queste cellule in diverse condizioni di coltura. Al cambiare di tipo di differenziamento cambia anche il tipo di suono: ci si aspetta quindi che ci sia una certa dualità, in fase attualmente di studio. Solo dopo si potrà andare a parlare di tissue engineering e di eventuale “rigenerazione”.

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