Buone nuove per gli appassionati del caffè: assumere caffeina non aumenta il rischio di aritmie sopraventricolari, anche in presenza di altre malattie cardiorespiratorie. La notizia arriva dalla cinquantesima conferenza sull’epidemiologia e la prevenzione delle malattie cardiovascolari dell’American Heart Association, in programma in questi giorni a San Francisco, durante la quale gli studiosi del Kaiser Permanente Medical Care Program di Oakland (California) hanno presentato i risultati delle loro ricerche a riguardo.
In molti casi i medici consigliano a chi soffre di aritmia di evitare la caffeina, perché può indurre delle palpitazioni. Tuttavia non è mai stata dimostrata una correlazione tra il consumo di caffè e questa malattia.
Le mamme e i papà devono sapere che prima di arrendersi a biscottini dai nomi soavi, a merendine dalle morbide forme, stanno esponendo i loro bimbi al rischio di diventare dei bruti, da adulti. Lo sostiene un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, il cui studio è stato pubblicato sul 
Sia i cibi grassi, sia quelli zuccherati agiscono sugli stessi circuiti cerebrali che vengono attivati dal consumo degli oppiacei. È questo il risultato di una ricerca presentata durante la conferenza della Società per gli studi del comportamento alimentare che si sta tenendo a Portland (Oregon). Oltre a delucidare i meccanismi alla base della cosiddetta “acquolina in bocca”, questo studio getta nuova luce sui meccanismi alla base dei disordini dell’alimentazione, come la bulimia.


Siamo abituati a sentir parlare di sostanze stimolanti e spesso le riconduciamo alle droghe o agli steroidi. In realtà in pochi sanno che anche le sostanze contenute nel caffè, nel tè e nella cioccolata, agiscono a livello delle sinapsi, stimolandole.
















