Trapianti

Cellule staminali della placenta: una miniera inutilizzata

lunedì 8 marzo 2010 di Barbara Hugonin

placenta e sacco amniotico

La placenta, secondo le ultimissime ricerche, risulta più ricca di cellule staminali rispetto al sangue del cordone ombelicale, tuttavia nella maggioranza dei parti viene eliminata senza poter attingere a quella riserva così preziosa per la ricerca e per le terapie. L’equipe dell’Ospedale Pediatrico di Oackland, in California, ha scoperto nel 2009 che la placenta contiene una riserva di cellule staminali totipotenti, attraverso uno studio condotto su più di 200 parti, durante i quali la placenta è stata conservata, attraverso una tecnica di congelamento, per la quale hanno richiesto un brevetto.

Attraverso l’impiego delle cellule staminali placentari è stato possibile curare oltre 100 piccoli pazienti affetti da malattie ematiche, tra le quali : talassemie, leucemie, deficit dell’emopoiesi, dimostrando la capacità d trasformazione di tali cellule verso la linea eritroide. Il trapianto è stato reso possibile dalla donazione di staminali provenienti dalla placenta di parti cesarei, di fratellini compatibili con pazienti malati.

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Molecola rigenera il cuore

lunedì 8 febbraio 2010 di Federico Illesi

infarto cuoreSintetizzata una nuova molecola (HBR) capace di rigenerare il cuore immediatamente dopo l’infarto e aumentare l’efficacia del successivo trapianto di cellule staminali. La rivoluzionaria molecola è in grado di ridurre subito la mortalità cellulare cardiaca prodotta dall’infarto e indurre la formazione di nuovi vasi coronarici insieme al reclutamento di cellule staminali endogene. Inoltre, è in grado di orientare in vitro la differenziazione in cardiomiociti delle staminali adulte da utilizzare nel successivo trapianto.
Dunque, ad una prima iniezione di HBR potrebbe far seguito un trapianto di staminali autologhe precedentemente coltivate in laboratorio e trattate ex vivo con la stessa molecola, incrementando così il potenziale a lungo termine di riparazione cardiaca.

Lo studio, appena pubblicato sul prestigioso “Journal of Biological Chemistry” – organo ufficiale della “American Society for Biochemistry and Molecular Biology” – è stato coordinato dal professor Carlo Ventura, direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Bioingegneria delle Cellule Staminali dell’Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi (INBB), presso il Dipartimento Cardiovascolare dell’Università di Bologna e del Bioscience Institute di San Marino.

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Trapianto di ovaio

martedì 18 agosto 2009 di Alessandro Aquino

ovaio

Fra pochi anni sarà possibile procedere al trapianto di un intero ovaio prelevato e preventivamente congelato prima di una terapia. Il passaggio successivo sarà verificarne la funzionalità dell’ovaio reimpiantato. Per ora i test eseguiti su ovini, hanno funzionato. Per ora solo una donna ha beneficiato dell’impianto di ovaio fresco ed ha ottenuto buoni risultati.

Negli USA, alla Yale University hanno già proceduto a prelevare, congelare e scongelare delle ovaie umane con risultati buoni. Ora manca però il passaggio successivo, il reimpianto. Una strada che potrebbe essere promettente per tutte le donne che stanno per intraprendere cure, come la chemioterapia, che rischiano di andare incontro a sterilità.

Il 15% delle pazienti americane, spesso in giovane e fertile età, si sottopongono a terapie una volta giunte a diagnosi neoplastiche e spesso si sottopongono rinunciando alla maternità o diminuendo drasticamente la finestra riproduttiva. Oggi le strade percorribili sono il congelamento degli ovociti, quello degli embrioni (vietato in Italia) o di porzioni di tessuto ovarico.



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Per 10 anni ha vissuto con due cuori

martedì 21 luglio 2009 di Valeria Gatopoulos

due cuoriÈ successo in Gran Bretagna, Hannah Clark una ragazzina di 16 anni, ha vissuto per 10 anni con due cuori.

Appena nata le  era stata diagnosticata una cardiomiopatia, nel 1995 a soli due anni e mezzo Hannah è stata sottoposta ad una delicatissima operazione chirurgica, le è stato impiantato un cuore nuovo, che avrebbe dovuto sopperire al mal funzionamento del suo cuore naturale e per ben 10 anni la ragazzina ha vissuto con due cuori e sotto l’effetto di 17 diversi farmaci antirigetto e immunosoppressori.

Dopo aver superato brillantemente un tumore provocato dal crollo delle difese immunitarie, Hannah si è dovuta sottoporre tempestivamente ad un secondo intervento chirurgico per asportare il cuore trapiantato che dopo anni stava subendo il rigetto, l’equipe che ha eseguito l’intervento, uno dei primi nella storia dei trapianti di cuore, ha potuto notare, non senza sorpresa, che il vecchio cuore aveva ricominciato a funzionare ed era sufficiente a se stesso.

Oggi Hannah è una ragazza normale, dopo aver seguito una terapia di recupero, è completamente guarita e può condurre una vita normale senza, però affaticarsi troppo.

I medici si interrogano sulla possibilità di eseguire questo tipo di intervento su altri pazienti, è solo un caso o il cuore riesce davvero a riprendersi?



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Novità sul fronte trapianti

lunedì 20 aprile 2009 di Valeria Gatopoulos

trapianto polmoni

I donatori di organi non sono moltissimi, per un motivo o per un altro risulta spesso impossibile eseguire il trapianto. Nel caso specifico del trapianto di polmoni la situazione può complicarsi. I polmoni sono organi delicati, l’unico modo per conservarli è quello di metterli in un ambiente che si trova a parecchi gradi sotto zero semicongelandoli, questo fa si che i tempi d’esecuzione del trapianto siano molto ridotti e che si debba agire con una rapidità eccezionale.

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Bioingegneria tissutale: staminali per la mandibola

lunedì 23 marzo 2009 di Federico Illesi

osso mandibola staminali

Chi ha perso gran parte dell’osso mascellare o mandibolare, in seguito a un trauma o a periodontite (o parodontopatia cronica dell’adulto).

«Si tratta di un intervento ambulatoriale soft – spiega Luigi Montesani, lo specialista che ha introdotto in Italia la tecnica messa a punto in Germania – per i pazienti che hanno perso consistenti parti di osso, spesso non è possibile neppure portare una protesi mobile; oggi invece, nel giro di pochi mesi, è possibile impiantare viti su ossa rigenerate».

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Donazione del cordone omebelicale: una scelta e un diritto

mercoledì 11 marzo 2009 di Barbara Hugonin

placenta e sacco amniotico

La donazione del cordone ombelicale è un atto decisamente importante che sin dal parto consente di assicurare  una possibilità di sopravvivenza maggiore per i propri figli ma anche per quelli altrui.  Il sangue cordonale, all’atto del parto, viene prelevato e conservato in apposite sacche sterili, in condizioni tali da essere conservato, per una durata di oltre 25 anni (se si pensa che il primo campione conservato risale al 1979 ed è ancora utilizzabile).

L’importanza di questo atto risiede nel fatto che  nel sangue cordonale sono presenti le cellule emopoietiche adulte, quindi non vi è alcuna implicazione etica, che nel caso di una donazione possono essere tipizzate, inserite nella banca dei Donatori di midollo osseo ed,   essere disponibili per soggetti compatibili geneticamente.  Quanti bambini malati di leucemia, in attesa di un donatore, potrebbero avere una speranza di salvarsi se aumentassero le donazioni e se le mamme, come loro diritto, potessero contare su una maggiore informazione ed un maggior supporto.

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Verso un cuore nuovo

mercoledì 14 gennaio 2009 di Valeria Gatopoulos

cuoreUn domani sarà possibile trapiantare cuori “nuovi”, nuovi perché creati in laboratorio con sofisticate tecniche, la sperimentazione è avvenuta ancora una volta sugli animali.
La dottoressa Doris Taylor, memore del trapianto di valvole cardiache suine nell’uomo, ha ipotizzato che lo stesso processo di decellurarizzazione, potesse essere applicato anche al cuore.

Nel dettaglio:

Quando si esegue un trapianto le possibilità di rigetto sono molto elevate, nel caso delle valvole cardiache si è eseguito un processo particolare che ha permesso di privare la valvola di alcune cellule e di conservarne intatta la struttura.
Lo stesso procedimento è stato applicato su un cuore di ratto, il cuore ormai fermo è stato immerso in una soluzione salina di sodio dodecil fosfato, questa sostanza ha pian piano denaturato alcune proteine cellulari e nel giro di 12 ore le cellule del ratto erano scomparse, era rimasta solo la struttura cardiaca di materia extra cellulare, il cuore era diventato bianco e immobile.

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Dona il cordone ombelicale

sabato 13 dicembre 2008 di Valeria Gatopoulos

placenta e sacco amniotico

Subito dopo la nascita la placenta e il cordone ombelicale ad essa attaccato vengono generalmente buttate via e rimangono inutilizzati. La ricerca ha evidenziato la preziosa presenza di cellule staminali nei tessuti placentari e ombelicali.

A cosa servono le cellule staminali?

Le cellule staminali contenute nel cordone sono cellule emopoietiche in grado di produrre emazie, leucociti e piastrine, svolgono quindi le stesse funzioni del midollo osseo. In alcuni casi di malattie genetiche o nel trattamento delle leucemie il trapianto di midollo osseo è necessario per la sopravvivenza dei malati, putroppo i donatori di midollo sono pochi o per lo meno spesso non compatibili con quelli dei malati.

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Nato bambino per curare il fratellino

mercoledì 15 ottobre 2008 di Federico Illesi

cellule staminali cordone ombelicaleIn Spagna è nato un bebè frutto di una selezione genetica decisa per poter curare il fratellino, che soffre di una malattia genetica ereditaria.

Il neonato, che si chiama Javier e pesa 3 chili e 400 grammi, è venuto alla luce domenica nell’ospedale Virgen del Rocio di Siviglia, «con la speranza di poter dare a suo fratello Andres, di 6 anni, affetto da beta talassemia maggiore, un’opportunità di continuare a vivere», informa il Servizio andaluso di Salute in un comunicato diffuso oggi.
Il sangue del cordone ombelicale, secondo le fonti, servirà per un trapianto al fratellino, perché cominci a produrre cellule sanguigne prive della grave forma di anemia congenita. «Le possibilità di cura del piccolo dopo il trapianto – assicura il Servizio andaluso di salute – sono elevate». Fino al momento del trapianto, il sangue del cordone resterà custodito nella Banca del cordone ombelicale di Malaga.

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