Interviste

Epo nella SLA

martedì 7 luglio 2009 di Alessandro Aquino

globuli_rossi

Al grande pubblico è nota per il suo lato oscuro: Eritropietina, nome in codice Epo, è uno degli strumenti di doping più inflazionato nel mondo del ciclismo. Continuamente al centro di scandali per il suo uso improprio, oggi gli scienziati sono interessati a questo farmaco per i possibili benefici che potrebbero trarne i pazienti affetti da malattia del motoneurone, o meglio conosciuta come Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Alcuni risultati incoraggianti in questo senso arrivano dall’istituto neurologico Carlo Besta di Milano che ha ottenuto da un mini-studio, pubblicato sulla rivista Als (Amyotrophic lateral sclerosis), alcune interessanti indicazioni preliminari che meritano di essere approfondite.

“L’eritropoietina, fattore di crescita utilizzato nella pratica clinica per curare l’anemia, potrebbe avere un effetto neuroprotettivo nei malati di Sla”, spiega lo scienziato che ha avuto l’intuizione e ha guidato lo studio preliminare, Giuseppe Lauria, dell’Unità operativa malattie neuromuscolari e neuroimmunologia del l’Istituto Besta. Queste proprietà del farmaco si potrebbero tradurre in una migliore sopravvivenza e funzione delle cellule neuronali, come già dimostrato nelle neuropatie causate da diabete e da farmaci neurotossici come gli antineoplastici.

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E si torna a parlare di cellule staminali

sabato 16 maggio 2009 di Valeria Gatopoulos

cellule staminali iene

Dopo il servizio sulle cellule staminali di Giulio Golia andato in onda a “Le Iene”, si è sollevato un polverone enorme, da un lato le mille domande di chi vedeva nei Viaggi della Speranza l’ultima possibilità di cura e dall’altro una schiera di scienziati, medici e ricercatori che accusava il programma di infondere false speranze nei malati. (qui la risposta dei ricercatori e dei medici italiani)

In breve, il servizio parlava di una clinica privata a Bangkok dove con l’ausilio delle cellule staminali ombelicali sottopone i panzienti affetti da malattie degenerative a cure del tutto sperimentali.

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DNA, la molecola della vita

martedì 17 marzo 2009 di Giulio Bernardinelli

Ho il piacere di dare l’inizio ad una nuova serie di post che periodicamente proporrà un libro, più o meno attinente alle tematiche trattate in questo blog, con una chiacchierata fatta con due future ricercatrici, Alessandra Monguzzi e Giulia Ferri.

Il libro in questione è “DNA, il segreto della vita” , un evergreen della divulgazione scientifica, pubblicato in italiano da Adelphi, è il racconto autobiografico di James Dewey Watson.

L’autore ripercorre assieme al lettore le tappe salienti della sua vita, dominata dall’alternanza tra periodi di entusiasmo e di profondo sconforto, che lo hanno portato alla  scoperta della struttura del DNA ed al dogma centrale della biologia molecolare.

Durante il nostro dialogo è emerso che Alessandra ha particolarmente apprezzato il fatto che sia stato dato il giusto riconoscimento ai lavori di una donna, Rosalind Franklin, che hanno gettato le fondamenta per la determinazione della conformazione del DNA. Giulia, invece, è stata colpita e confortata dal fatto che anche un grande ricercatore da giovane ha commesso disastri in laboratorio e non sopportava un particolare un ramo della scienza che, grazie alle sue ricerche, ha rivoluzionato per sempre.

Il libro è piacevole e la sua lettura può essere affrontata da tutti non richiedendo alcun prerequisito per la sua totale comprensione.



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I viaggi della speranza, speculazioni sulla sofferenza

sabato 7 marzo 2009 di Valeria Gatopoulos

staminali iene

MILANO: Non hanno tardato ad arrivare le polemiche sul servizio delle staminali, andato in onda venerdì 27 febbraio a “Le Iene”. A dissentire ci ha pensato, il Professor Gianvito Martino direttore responsabile del Div. Neuroscienze IRCCS, adirato dalla rappresentazione di una realtà inesistente.

Nel servizio venivano proposti i cosìdetti viaggi della speranza: persone affette da malattie neurodegenerative si recavano in Thailandia o in Cina per sottoporsi ad una cura a base di cellule staminali ombelicali.

La questione più controversa riguarderebbe il carattere sperimentale della terapia:

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Beike, un investimento per la vita

lunedì 23 febbraio 2009 di Valeria Gatopoulos

Le Università di Hong Kong e Pechino, in collaborazione con il municipio di Shenzhen hanno stanziato dei fondi per finanziare la ricerca sulle cellule staminali. Beike, questo il nome dell’azienda biotecnologica -un centro di altissima specializzazione, come ha detto il direttore- conta sull’esperienza di 60 ricercatori qualificati, operante in Cina, paese che a detta del direttore è eticamente superiore dal punto di vista scientifico, rispetto ai paesi occidentali.

Si è sollevato un gran polverone -ha dichiarato il direttore della Bekie, in un’intervista- per quanto riguardava diversi esperimenti sulle cellule staminali che includevano le staminali embrionali, […] che prevedevano la distruzione di un embrione. Nel nostro caso le cellule staminali vengono prese dal cordone ombelicale che viene buttato via, di conseguenza problemi etici non ce ne sono…”

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Pinza Jumbo e biopsia polmonare – intervista al Dr. Poletti

mercoledì 27 agosto 2008 di Federico Illesi

Venerino PolettiDopo la pubblicazione del post sulla nuova metodologia di esecuzione della biopsia polmonare (foto) messa a punto dal dottor Venerino Poletti, direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia Interventistica di Forlì, abbiamo pensato di intervistarlo per capire in maniera più approfondita la tecnica.

Quando si rende necessaria la biopsia polmonare e in cosa consiste?

Si rende necessaria per studiare il tessuto polmonare e riconoscere quadri anatomopatologici che aiutano a formulare una diagnosi definitiva. È sempre necessraia? No specialmente dopo l’avvento della tac toracica ad alta risoluzione ma diciamo che nel 30% circa dei casi di malattia polmonare diffusa la biopsia si rende necessaria per una diagnosi finale.

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Vaccino HIV-1 TAT: intervista alla Dr. Barbara Ensoli

martedì 5 agosto 2008 di Federico Illesi

Vaccino aids tat

Intervista di Federico Illesi alla Dottoressa Barbara Ensoli, direttrice del Centro Nazionale Aids all’Istituto Superiore di Sanità, per approfondire il tema dell’Aids e il vaccino HIV-1 TAT attualmente in fase II di sperimentazione.

L’unica vera precauzione contro l’Aids, ma in generale contro le malattie sessualmente trasmissibili, rimane il preservativo: si fa abbastanza informazione secondo lei?

Le campagne informative sono sicuramente uno strumento fondamentale per la comprensione e la prevenzione dell’infezione da HIV; negli ultimi anni si è assistito a una progressiva perdita della percezione del rischio connesso all’infezione da HIV e alle malattie sessualmente trasmesse in concomitanza della riduzione di campagne informative specifiche.
Sicuramente, quindi, non bisogna sottovalutare questo aspetto e bisogna fare in modo, soprattutto per le popolazioni più giovani, che vengano sviluppate strategie di comunicazione adeguata, utilizzando anche veicoli oggi più attuali: penso non solo alla televisione ed ai mezzi di comunicazione tradizionali, ma anche ad internet, blog, ecc. La Commissione Nazionale AIDS ha infatti predisposto un piano già in parte attuato attraverso uno spot televisivo a che vedrà compimento nel prossimo futuro, con interventi mirati.

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Vaccino anti Aids – Intervista al professor Mazzotta

giovedì 10 luglio 2008 di Giusva Iannitelli

cellula hiv virusIntervista col Professor Francesco Mazzotta, a cura di Nadia Fondelli per Toscanaechiantinews.com.
Viaggio in uno dei modelli della sanità toscana. Ospedale di Ponte a Niccheri, reparto di Malattie Infettive, dove fra il silenzio dei media si portano avanti due importanti ricerche per sconfiggere il virus dell’Hiv.

Professor Mazzotta, abbiamo letto in dei flash d’agenzia che state reclutando persone per sperimentare un candidato vaccino anti-Aids. Detto così sembrava quasi un casting, ma siccome il tema è molto serio ed oggi di Aids se ne parla poco volevamo approfondire…
Eccoci. Partiamo proprio da qui. Ci terrei molto a dire proprio che oggi, l’Hiv è una malattia dimenticata!

Ma come se n’è parlato così tanto in passato e anche a sproposito e poco adesso?

Ribadisco che oggi l’hiv è una malattia dimenticata perché passa l’idea che si guarisca, ma non è così. Anzi, sta succedendo che proprio per la scarsità d’informazione oggi ci siano più persone che s’infettano rispetto a qualche anno fa e il fatto più grave è che tante di queste persone nemmeno hanno coscienza di essere sieropositivi. Oggi una persona su due si presenta in ospedale quando ormai è in Aids ed allora è più difficile tamponare.
Prima si facevano più controlli, da noi in ospedale venivano molte più persone a fare i test. C’era più paura è vero, ma c’era anche più consapevolezza quando ad esempio, si azzardava un rapporto a rischio non protetto, almeno le persone si ponevano il problema!
Oggi non è più così. Badi bene che questo è anche un grosso costo sociale perché i farmaci anti hiv in Italia sono garantiti dal sistema sanitario, per cui facendo più prevenzione si può abbattere anche questa voce di spesa. Anche fra di voi della stampa non si trovano più tante persone che si pongano il problema di informare su questa malattia.

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Lettera a Repubblica per i viaggi della speranza

martedì 8 luglio 2008 di Federico Illesi

Pubblico una email inviata alla nostra redazione dal Signor Gianni Demarin di Beike in riposta a un’intervista, a cura di Sara Strippoli al professor Lorenzo Silengo, apparsa su Repubblica il 6 luglio 2008.

Gentile Signora Strippoli,
mi chiamo Gianni Demarin e sono il direttore per l’Europa di Beike Europe SA, filiale informativa della Shenzhen Beike Biotechnologies Co. Ltd., la società di biotecnologie che ha trattato con le staminali in Tailandia il signor Matteo G., della cui esperienza positiva scrivete in “La Repubblica Torino” del 6 luglio (rif.).

Generalmente non è mia abitudine rispondere alle affermazioni di professori che utilizzano i media per demonizzare le cure in Asia, ma viste le dichiarazioni del professor Silengo (rif.), non posso fare a meno di replicare, anche se in futuro vorrei continuare ad astenermi dal farlo e lasciare che i giochi si compiano come il destino preferirà.

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Quantità e qualità delle staminali cordonali

martedì 1 luglio 2008 di Federico Illesi

smartbank conservazione staminaliIl tema della quantità e qualità del sangue cordonale è estremamente delicato. Mediante la divisione scientifica affidata alla dott. Irene Martini, dal 2005 SmartBank ha instaurato un diretto rapporto con il laboratorio di conservazione delle cellule staminali al fine di controllare direttamente quantità e qualità delle staminali raccolte.

Al riguardo SmartBank ha voluto introdurre, per prima, la prassi di certificare a tutti i clienti, tramite il proprio Direttore Scientifico, la quantità di cellule staminali CD34+ e leucociti estratti dal sangue cordonale, nonchè la loro vitalità metabolica, onde offrire ai clienti il diritto di recesso per il caso in cui la raccolta non rispetti determinati standard.

Lo stesso non avviene con molte altre aziende tra le quali, fino allo scorso anno, anche un ex partner commerciale di SmartBank, il distributore inglese Smart Cells UK.

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