Esami invasivi

Ridurre i tempi d’attesa per visite ed esami ospedalieri

lunedì 23 novembre 2009 di Valeria Gatopoulos

persone in codaIn Italia effettuare con urgenza una visita o un esame presso le strutture ospedaliere è davvero un’impresa.
Nelle strutture private i tempi d’attesa sono di gran lunga più brevi, purtroppo però non tutti possono permettersi di pagare centinaia di euro per effettuare un esame in tempi ristretti.

In certi casi non è importante il tempo d’attesa, ma in altri risulta fondamentale, specialmente quando si sospetta la presenza di un tumore. L’appuntamento di solito viene dato in media tre o quattro mesi dopo la richiesta, in alcuni casi si toccano punte di 12 mesi, troppo tardi per patologie che se prese in tempo possono essere curate.

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Micro elettrocorticografia

lunedì 13 luglio 2009 di Federico Illesi

Micro elettrocorticografia

I neurochirurghi dell’Università dello Utah hanno sviluppato un array di elettrodi molto sottili che non penetrano la superficie del cervello per prevenire i potenziali effetti indesiderati tipici dei moderni elettrodi ad alta precisione.

L’esame è denominato micro elettrocorticografia (micro electrocorticography, ECoG) e gli array appena descritti hanno dimensioni talmente ridotte da poter pensare di lasciarli sulla membrana cerebrale in modo permanente e non solo durante particolari operazioni chirurgiche.

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Sensore di ossigeno nel cervello

sabato 18 aprile 2009 di Federico Illesi

sensore ossigeno cervello

Il professor Pier Andrea Serra, assieme ai suoi colleghi dell’Università di Sassari, ha realizzato un dispositivo wireless per misurare il livello di ossigeno nel cervello.

I precedenti sensori usati per monitorare le variazioni neurochimiche cerebrali erano costituiti da sonde relativamente grandi e capaci di campionare a frequenze molto basse. A tutto questo si aggiungono altri svantaggi legati alla complessità degli apparati.

Il sensore è stato testato con successo nel cervello dei topi (sopra in foto) in cui è stato variato, tramite la somministrazione di farmaci e stimoli esterni, il livello di ossigeno nel cervello: in queste situazioni la misura rapida e precisa del dispositivo potrebbe aiutare i medici a capire il funzionamento dell’organo più nel dettaglio.



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Ultrasonografia per individuare lesioni vascolari polmonari

venerdì 7 novembre 2008 di Federico Illesi

ecografo lineare polmoni

A Forlì è stata impiegata la ultrasonografia per individuare lesioni vascolari polmonari, evitando indagini invasive e cruente. Lo studio del prof. Venerino Poletti, intervistato su questo blog sulla “Pinza Jumbo e biopsia polmonare” e diventato nel frattempo segretario europeo della Società di Medicina Respiratoria, è stato pubblicato sull’European Respiratory Journal.

Le indagini “soft” sul polmone sono una realtà clinica già da qualche tempo. In particolare è conosciuto l’utilizzo della “ultrasonografia” per individuare “lesioni linfonodali mediastiniche “, osservando in “tempo reale” l’ago che campiona la struttura scelta per il prelievo.
Lo studio delle lesioni dei grossi vasi polmonari era però considerato possibile con indagini radiologiche o –in casi particolari – con indagini bioptiche chirurgiche.

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Biopsia multi campione con un’unica iniezione

venerdì 1 agosto 2008 di Federico Illesi

biopsia ago seno

L’azienda californiana Rubicor Medical, Inc., ha presentato un interessante dispositivo nuovo nel panorama della prevenzione dal cancro e utilissimo per rispondere in modo concreto e veloce al bisogno di sicurezza delle donne.

È proprio dedicato al gentil sesso il Flash (questo è il nome dell’apparecchio che vedete anche nelle immagini), un dispositivo in grado di fare una biopsia mammaria multi-campione, che richiede tuttavia un unico inserimento per raccogliere i “torsoli” di tessuto.
Il funzionamento si basa sugli ultrasuoni e permette quindi di recuperare dalla mammella tutti i tessuti necessari senza infilare aghi o sonde nel petto della donna per più volte, siano essi di natura prettamente solida o liquida.

Le immagini qui di seguito mostrano il sistema di funzionamento: sarà importante vedere quanto diventerà diffuso questo sistema di biopsie al seno, perché -oltre a dare risposte effettivamente precise, vista la coralità di rilevazioni- è sicuramente meno invasiva di altri sistemi concorrenti.

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CoHesion

lunedì 7 luglio 2008 di Giusva Iannitelli

elettrofisiologia cuore

Un’azienda operante in campo medico, la Hansen Medical di Mountain View in California, ha da poco ricevuto l’approvazione dalla FDA per la commercializzazione del nuovo CoHesion: un modulo di visualizzazione dell’elettrofisiologia cellulare, che sfrutta diverse tecnologie come la visualizzazione 3D del St Jude, il sistema di navigazione robotizzata Hansen 3D, e così via.

Per la precisione questa struttura offre un punto di incontro tra la Hansen Medical Sensei Robotic Catheter l’EnSite System advanced mapping software; la piattaforma Hansen Medical offre ai medici l’abilità di navigare istintivamente un catetere nella fase diagnostica di una procedura complessa di aritmia cardiaca. Il nuovo modulo CoHesion importa il modello 3d di camera cardiaca di EnSite System, con etichette anatomiche nella finestra principale di navigazione di Sensei system, permettendo ai medici di vedere la locazione del catetere di controllo Artisan di Hansen Medical nel cuore in condizioni di tridimensionalità.

Grazi all’approvazione la sua commercializzazione è quindi possibile fin d’ora; chiaramente per l’Europa il percorso non è lo stesso, ma non è così improbabile che si arrivi al medesimo risultato.



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La saliva nell’autismo

lunedì 9 giugno 2008 di Federico Illesi

saliva diagnosi autismoUn’équipe dell’Università Cattolica di Roma, grazie a un finanziamento avuto da un bando biennale di Telethon, ha studiato la relazione tra autismo e fluidi biologici come la saliva e le urine.

L’autismo colpisce circa 6 persone ogni 10mila ed è caratterizzato da gravi disturbi comportamentali e dell’interazione sociale.
È una malattia di cui si sa ancora molto poco: solo nel 10-25% circa dei casi è possibile risalire a una causa nota, sia essa di natura genetica o ambientale. Vari studi hanno confermato che vi è una notevole componente genetica nell’autismo, indicando che più geni conferiscono suscettibilità a questa condizione, ma anche la possibilità di avvelenamento da metalli pesanti.

«Accanto a studi genomici, che non hanno ancora prodotto risultati definitivi, abbiamo intrapreso anche studi metabolici e proteomici, che hanno lo scopo di identificare l’eventuale presenza di metaboliti o peptidi caratteristici nei fluidi biologici (saliva o urine) di pazienti con autismo», ha affermato la genetista Gurrieri, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica. «Pertanto, oltre a proseguire i nostri studi genomici, abbiamo iniziato uno studio collaborativo con unità specializzate in metabolomica e proteomica».

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Infrarossi per lo studio delle placche ateromasiche

sabato 3 maggio 2008 di Alessandro Aquino

infraredxLa InfraReDx Inc. una startup privata con sede a Burlington, ha presentato settimana scorsa lo scanner agiografico laser, destinato a caratterizzare i depositi lipidici nelle pareti dei vasi coronarici, ed è stato approvato dalla FDA.

Ecco cosa traspare dalla prova di tale dispositvo:

La Near InfraRed Diffuse Spectroscopy [NIRDS] è una tecnica altamente sviluppata che è in uso comune in settori come la chimica e la farmaceutica per lo sviluppo e l’identificazione della composizione chimica delle sostanze. L’identificazione delle sostanze chimiche presenti in un composto si basa sulla differenza di assorbimento della luce nello spettro infrarosso di diverse molecole. Una caratteristica importante del NIRDS è che la luce può penetrare nei tessuti e può quindi individuare e differenziare diversi tipi di tessuto, nonostante la presenza di sangue tra il rivelatore e il tessuto bersaglio. Si tratta di un importante vantaggio per l’imaging entro umana coronarica.

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Cellule staminali per curare l’atassia cerebrale

martedì 15 aprile 2008 di Federico Illesi

Silvana Di Gisi è una donna svizzera di 48 anni affetta da atassia cerebrale, un male che colpisce il sistema nervoso centrale e che provoca la progressiva perdita della coordinazione motoria, nonché analoghi problemi a livello uditivo, visivo e per l’articolazione delle parole.

Inizialmente le speranze si erano vanificate, dopo aver interpellato decine di specialisti e analisi in strutture all’avanguardia, fino a quando la donna non ha deciso di intraprendere la via delle cellule staminali presso gli ospedali cinesi. Silvana ha tentato la via della cura sperimentale, attraverso l’iniezione di sei dosi di cellule staminali ombelicali, di cui quattro nel midollo spinale e due in vena.

La situazione, seppur ancora in stato iniziale, sembra rispondere bene: dice di aver ritrovato stimoli e voglia di lottare, e che anzi avrebbe dovuto farlo prima. C’è chiaramente anche un rovescio della medaglia: la questione economica.
Com’è ovvio che sia, alcun sistema sanitario promuove cure che non riconosce: ecco quindi che i quasi 30.000€, necessari per un solo mese di cure, sono diventati il problema fondamentale della famiglia di Silvana.

Una spesa tale potrebbe essere supportata da contributi esterni, tuttavia i primi benefici si potranno vedere tra sei mesi. È da sottolineare però che, sarà forse per un latente effetto placebo, la signora ha notato piccoli miglioramenti e riesce a scandire le parole e a percorrere piccoli tratti in modo autonomo.

[via swissinfo]



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Test molecolare prognostico per il cancro al seno

mercoledì 31 ottobre 2007 di Federico Illesi

mammaprint test cancro al seno

La Agendia, azienda con base in America, ha prodotto il primo test molecolare per identificare la probabilità che il cancro alla mammella si possa diffondere nell’organismo nei 10 anni successivi alla cura: approvato dalla FDA già nel febbraio di quest’anno, ha ricevuto un’altra conferma vincendo anche il prestigioso premio Frost & Sullivan European Product Innovation.

Il test messo a punto è in grado di rilevare la firma genetica del tumore al seno, verificando la presenza di ben 70 geni espressi, da un unico campione di tessuto tumorale predicendo con una certa probabilità che il tumore si diffonda o meno nel resto dell’organismo. Questo fenomeno è noto col nome di metastasi ovvero diffusione, per via ematica o linfatica, di un processo tumorale in un punto dell’organismo diverso da quello del focolaio principale.

Nelle prove condotte dall’ente americano il test e l’algoritmo proprietario sembrano funzionare molto bene in donne di età inferiore ai 61 anni e che presentano un tumore al seno di diametro inferiore ai 5cm.

[via fda | maggiori informazioni]



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