Disturbi psichici

Insonnia, ecco cosa succede al cervello

lunedì 1 febbraio 2010 di Silvia Soligon

insonniaPer dormire bene è necessario avere un buon cervello. Un recente studio olandese ha infatti dimostrato che chi soffre di insonnia ha una minore quantità di materia grigia nella corteccia orbitofrontale sinistra,la regione coinvolta nella percezione del piacere. I risultati della ricerca, condotta in collaborazione dal Netherlands Institute for Neuroscience e dal VU University Medical Center, sono stati pubblicati da Biological Psychiatry.

L’insonnia è un problema comune: circa il 14 per cento delle persone, per la maggior parte donne, soffre di disturbi del sonno; la percentuale sale al 33 per cento dopo i 65 anni. Anche altre situazioni di grave stress, come quelle correlate alla depresione e a malattie post traumatiche, sono state associate a minori quantità di materia grigia nelle regioni del cervello che percepiscono gli stress e l’insonnia è un disturbo comune a quasi tutte le malattie psichiatriche in cui si osserva una riduzione del volume della corteccia.

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Il manganese e l’epilessia

venerdì 4 dicembre 2009 di Barbara Hugonin

manganese

Il manganese è un minerale, la cui importanza spesso è stata sottovalutata dalla medicina ufficiale, ma in realtà diversi sono stati gli studi che hanno dimostrato la sua importanza nello sviluppo organico e nel metabolismo. Esso è presente principalmente nei legumi, cereali integrali e frutta secca.

Già a partire dagli anni Settanta in poi sono stati diversi gli studi che hanno legato la carenza di manganese alla comparsa dell’epilessia. Infatti nei pazienti epilettici sono stati riscontrati livelli di manganese molto piu’ bassi rispetto alla norma, risale al 2005  uno studio, che relazionava una carenza di manganese alla comparsa di convulsioni epilettiche, in bambini tra i 7 e i 12 anni.

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Violenti ma dolci

martedì 17 novembre 2009 di Alessandro Aquino

bad boyLe mamme e i papà devono sapere che prima di arrendersi a biscottini dai nomi soavi, a merendine dalle morbide forme, stanno esponendo i loro bimbi al rischio di diventare dei bruti, da adulti. Lo sostiene un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, il cui studio è stato pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

Al centro della ricerca, gli effetti a lungo termine della dieta sui comportamenti sociali dei bambini. Ebbene: tra i 17.500 intervistati che a 34 anni presentavano personalità violente, il 69% consumava nell’infanzia, quasi ogni giorno, dolci e cioccolato (contro il 42% dei non-violenti). Il legame tra consumo di dolci confezionati e aggressività futura è rimasto anche dopo aver controllato altri fattori come: il comportamento dei genitori, il contesto in cui i bambini avevano vissuto, la specializzazione dopo i 16 anni.

 Tra le ipotesi: gli additivi contenuti nelle merendine contribuiscono a sviluppare aggressività in età adulta. La più accreditata però, secondo il principale autore della ricerca, Simon Moore, è questa: Dare ai bambini i dolcetti ogni volta che li chiedono impedisce loro di imparare ad aspettare per ottenere ciò che vogliono. E questo li porta ad assumere comportamenti compulsivi quando non ottengono ciò che vogliono.



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I cannabinoidi possibili farmaci per la cura dello stress

martedì 10 novembre 2009 di Ilaria De Vito

fumo droga

L’uso di cannabinoidi (marijuana) potrebbe essere utile per il trattamento dei pazienti con disturbo da stress post-traumatico. Lo domostra un nuovo studio effettuato presso il Learning and Memory Lab, Università di Haifa Dipartimento di Psicologia. Lo studio, svolto da una ricerca degli studenti Eti-Ganon Elazar sotto la supervisione di Irit Akirav, è stata pubblicata nel prestigioso Journal of Neuroscience.

Nella maggior parte dei casi, il risultato di vivere un evento traumatico – un incidente d’auto o di attacco terroristico – è la comparsa di sintomi medici e psicologici che interessano varie funzioni, ma che passano. Tuttavia, circa il 10% -30% delle persone che hanno esperienza di un evento traumatico sviluppano disturbo post-traumatico da stress, una condizione in cui il paziente continua a soffrire di sintomi da stress per mesi e anche anni dopo l’evento traumatico. I sintomi comprendono risvegli traumatici, la voglia di evitare tutto ciò che può ricordare il trauma, e di vari disturbi psicologici e fisiologici. La terapia risulta molto complessa, soprattutto perché, molto spesso,  le persone affette durante la cura sono sottoposte a stress aggiuntivo,

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Dieta mediterranea contro la depressione

giovedì 22 ottobre 2009 di Silvia Soligon

dieta mediterraneaArriva dalla Spagna la conferma che, come sosteneva il filosofo Ludwig Feuerbach, “noi siamo ciò che mangiamo”: in uno studio pubblicato da Archives of General Psychiatry un gruppo di ricercatori, guidati da Almudena Sánchez-Villegas, ha evidenziato che la dieta mediterranea può esercitare un ruolo protettivo contro la depressione.

Lo studio ha coinvolto 10.094 individui reclutati a partire dal 1999 fino ad oggi. Ciascun soggetto è stato inizialmente classificato come sano, affetto da una forma di depressione o con terapia antidepressiva in corso. Allo stesso tempo i ricercatori hanno assegnato ogni individuo a una classe di adesione alla dieta mediterranea attraverso la compilazione di un questionario riguardante le abitudini alimentari. Le analisi successive hanno previsto di monitorare i partecipanti per una media di 4,4 anni, durante i quali gli specialisti che hanno effettuato le diagnosi di depressione clinica o di necessità di assunzione di antidepressivi.

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Vasocostrizione cerebrale nel morbo di Alzheimer

giovedì 30 luglio 2009 di Silvia Lisciani

neurone

I ricercatori dell’Università di Bristol hanno scoperto che l’enzima convertente l’endotelina 2 (ECE-2) è in grado di causare la riduzione del flusso sanguigno cerebrale che si verifica nei malati di Alzheimer, e dunque di favorire la progressione della patologia.

La malattia di Alzheimer è la più diffusa causa di demenza al mondo ed è caratterizzata da sintomi come la perdita di memoria ed il disorientamento spazio-temporale. Le anomalie del tessuto neuronale associate alla patologia sono la formazione di densi aggregati, disposti intorno ai neuroni, composti da una proteina detta beta amiloide (Aβ) ed i depositi neurofibrillari, cioè ammassi di fibre proteiche all’interno delle cellule nervose.

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Grassi e zuccheri; droghe per il cervello

mercoledì 29 luglio 2009 di Silvia Soligon

bulimiaSia i cibi grassi, sia quelli zuccherati agiscono sugli stessi circuiti cerebrali che vengono attivati dal consumo degli oppiacei. È questo il risultato di una ricerca presentata durante la conferenza della Società per gli studi del comportamento alimentare che si sta tenendo a Portland (Oregon). Oltre a delucidare i meccanismi alla base della cosiddetta “acquolina in bocca”, questo studio getta nuova luce sui meccanismi alla base dei disordini dell’alimentazione, come la bulimia.

La ricerca è stata condotta da un’équipe di ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, coordinata da Nicholas Bello. I dati ottenuti mostrano che l’elevato e ripetuto consumo di questi cibi attiva i recettori cui si legano gli oppiacei, ad esempio la morfina. Ciò è reso possibile dal fatto che nel nostro organismo sono presenti degli oppiacei naturali che, interagendo con questi recettori, generano le sensazioni di piacere ed euforia. Inoltre, è stato possibile determinare che le molecole che si attivano in seguito all’assunzione di zuccheri e grassi sono localizzate nell’area del cervello che controlla la quantità di cibo assunta durante i pasti.

Il meccanismo identificato genera un vero e proprio circolo vizioso: consumare grandi quantità di cibi appetitosi attiva i recettori degli oppiacei, che, a loro volta, aumentano il desiderio di abbuffarsi nuovamente. Proprio su ciò si basano le speranze di poter comprendere meglio i disturbi legati all’alimentazione.



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Identificato il gene responsabile dell’epilessia catastrofica

mercoledì 15 luglio 2009 di Silvia Soligon

epilessia catastroficaUna forma estremamente grave di epilessia, detta catastrofica, causa forti spasmi muscolari, persistenti grippaggi (cioè cambiamenti nella situazione elettrofisiologica del cervello), ritardo mentale e, a volte, autismo. Uno studio compiuto da ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston ha dimostrato che la causa scatenante è una mutazione nel gene Aristaless-related homeobox (ARX).

La ricerca, pubblicata dal Journal of Neuroscience, ha utilizzato come sistema modello dei topi in cui è stato introdotto il gene ARX mutato. In particolare, la forma genica associata alla malattia presenta ripetizioni di una sequenza GCG, cioè il gene è più lungo perché contiene un numero anomalo dei mattoncini che lo costituiscono. Questa mutazione era nota per il suo effetto sugli interneuroni, cellule che inibiscono l’attività del cervello.

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Troppo shopping uccide

martedì 27 gennaio 2009 di Alessandro Aquino

In giorni saldi, si parla davvero molto di shopping. Tutti sappiamo che esiste una malattia: si chiama shopping compulsivo e chi ne soffre non riesce a smettere di fare acqusiti. Ma forse non sapevate che di shopping si può persino morire. Questa storia ci arriva dalla Gran Bretagna.

Qui una donna di 77 anni e’ stata trovata morta nel suo bungalow che si trova a Stockport. E sapete di che cosa è morta? È stata sommersa dagli acquisti che aveva accumulato nel corso della sua lunghissima vita. Dopo due giorni e il lavoro di dodici poliziotti, il locale è stato sgomberato. E sotto una valanga di cose, è stato ritrovato il cadavere di Joan Cucanne.

Ogni camera del bungalow, il garage e la sua automobile erano pieni di oggetti, come 300 sciarpe tutte diverse. Molti dei quali non sono mai stati utilizzati dalla donna: «Da 16 anni, comprava tutto ciò che le capitava tra le mani, per il semplice piacere di far compere e non perché le cose le servissero realmente», questo il racconto del miglior amico della donna 77enne, morta per la sua ossessione per gli acquisti.

«Era una donna piacevole, con una forte personalità e sempre di buon umore», questo il ricordo dei suoi vicini.



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Quando la chirurgia estetica diventa una malattia

venerdì 14 novembre 2008 di Alessandro Aquino

In un mondo dove viene valutato l’apparire e non l’Essere, dove la prestanza fisica, l’estetismo, la bellezza, e soprattutto la facilità al bisturi, portano a sottoporsi di continuo a ritocchi, spesso si finisce per diventare dipendenti dalla chirurgia plastica, tanto da divenire una vera e propria malattia da psicosi.

Questa è la storia di Hang Mioku, donna coreana di 48 anni con una vera e propria ossessione per la chirurgia estetica. Il suo primo intervento risale a quando aveva 28 anni. Anno dopo anno, il suo volto ha assunto un aspetto sempre più lontano da quello reale. Addirittura, dopo un lungo periodo di assenza, anche i suoi genitori, hanno avuto problemi nel riconoscerla.

Recentemente un chirurgo si è rifiutato di operarla. Secondo i medici il suo è un disturbo psicologico. Un altro medico, invece, le ha fornito una siringa e del silicone, in modo che potesse fare da sola. Quando ha esaurito il silicone, però, ha inserito nella siringa dell’olio bollente. Il risultato è quello nelle foto.

Questo è il frutto della chirurgia estetica marchettara che ogni giorno viene svenduta al mercato e praticata spesso in centri non autorizzati e da persone inesperte a prezzi molto bassi, tanto che orma è divenuta fai da te.



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