Mangiare poco protegge dall’invecchiamento e dalle malattie. A confermarlo sono i ricercatori della Mount Sinai School of Medicine, guidati da Charles Mobbs, professore di neuroscienze e di medicina geriatrica e palliativa. In uno studio pubblicato dalla rivista Public Library of Science Biology gli scienziati hanno individuato nella proteina CBP (CREB-binding protein) la molecola alla base di questo processo.
La ricerca è stata effettuata utilizzando l’organismo modello C. elegans. Quando la quantità di cibo assunto dall’animale viene ridotta CBP si attiva e porta ad un aumento del 65% della vita media e sintomi simili a quelli dell’Alzheimer diminuiscono del 50%. Viceversa, se l’attività di CBP viene bloccata non si riscontrano più gli effetti benefici della restrizione dell’alimentazione. Infine, la stimolazione dell’attività di CBP continua fino a che viene mantenuto un regime alimentare ristretto, suggerendo che qualora venga nuovamente aumentata la quantità di cibo assunto venga perso l’effetto protettivo.




Per le persone con diabete si allontana il timore di dover vivere con la quotidiana ansia delle iniezioni giornaliere. Secondo quanto annunciato oggi in occasione dell’apertura dei lavori dell’EASD di Vienna, infatti, sono ormai evidenti i vantaggi ottenuti in termini di controllo glicemico e sicurezza da exenatide a lento rilascio, il trattamento della classe degli incretino-mimetici da somministrare una volta a settimana.
l gene CDKAL1 noto agli scienziati perché coinvolto nello sviluppo del diabete di tipo 2 potrebbe essere anche la causa della nascita di bambini sottopeso. La scoperta è stata effettuata dai ricercatori del Children’s Hospital di Philadelphia e dell’ University of Pennsylvania School of Medicine e mette in evidenza una condizione poco usuale; quella in cui uno stesso gene è implicato sia in un evento prenatale che in uno che si manifesta avanti nell’età come il diabete di tipo 2.
La donazione del sangue “volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita” (legge 219/2005) è svolta per il ricevente ma in realtà è anche a favore del donatore. Dati scientifici mostrano, infatti, che vi sono una serie di correlazioni cliniche tra donazione periodica di sangue e riduzione del rischio di malattie croniche gravi.
Il
Novità nelle modalità di somministrazione delle più recenti terapie per trattare il diabete.
I ricercatori dell’Università di San Diego in California in collaborazione con gli scienziati del Burnham Institute for Medical Research hanno effettuato uno studio con l’intento era quello di riuscire ad effettuare un trapianto di cellule pancreatiche per combattere il diabete di tipo 1 e il problema del rigetto.



