Biotecnologie Mediche

Questi articoli sono pubblicati nel settimanale telematico Biotecnologie Mediche.

Insonnia, ecco cosa succede al cervello

lunedì 1 febbraio 2010 di Silvia Soligon

insonniaPer dormire bene è necessario avere un buon cervello. Un recente studio olandese ha infatti dimostrato che chi soffre di insonnia ha una minore quantità di materia grigia nella corteccia orbitofrontale sinistra,la regione coinvolta nella percezione del piacere. I risultati della ricerca, condotta in collaborazione dal Netherlands Institute for Neuroscience e dal VU University Medical Center, sono stati pubblicati da Biological Psychiatry.

L’insonnia è un problema comune: circa il 14 per cento delle persone, per la maggior parte donne, soffre di disturbi del sonno; la percentuale sale al 33 per cento dopo i 65 anni. Anche altre situazioni di grave stress, come quelle correlate alla depresione e a malattie post traumatiche, sono state associate a minori quantità di materia grigia nelle regioni del cervello che percepiscono gli stress e l’insonnia è un disturbo comune a quasi tutte le malattie psichiatriche in cui si osserva una riduzione del volume della corteccia.

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Comfort ad Haiti

lunedì 25 gennaio 2010 di Federico Illesi

comfort haiti nave
[Foto del Dipartimento della Difesa Americano]

La più grande nave ospedaliera, chiamata Comfort, è approdata nei giorni scorsi ad Haiti, luogo colpito da disastri ben noti a tutti.

La nave ospedale è governata da un equipaggio composto da oltre 140 persone: ottanta tra ufficiali, sottufficiali, graduati e marinai della US Navy nonché una sessantina di marinai civili. A questi vanno aggiunte circa 500 unità tra personale medico e paramedico.

Il personale dei ruoli sanitari proviene prevalentemente dal National Naval Medical Center di Bethesda, nel Maryland (che tra l’altro è un centro sanitario d’elezione dove non solo i militari e le loro famiglie si curano, ma anche i presidenti americani sono stati curati o sottoposti a interventi chirurgici a Bethesda) mentre altri provengono dal Portsmouth Naval Hospital in Virginia.

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Nanoparticelle e nanotecnologie

domenica 24 gennaio 2010 di Federico Illesi

Anno III, numero I

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In questo numero:

  • Nanoscopio ottico
  • Dentifrici, quale scegliere?
  • Nanoparticelle intelligenti contro l’arteriosclerosi
  • La rivincita del cellulare
  • Cryo Balloon, la nuova terapia per la fibrillazione atriale
  • Dita bioniche
  • I microbi in gravidanza proteggono dalle allergie
  • Psicologia: la sensibilità è scritta nei geni
  • Laringe artificiale per tornare a parlare
  • iPhone CPR
  • Grelina per il Parkinson
  • Grandi speranze per le staminali da liquido amniotico
  • Test dell’Hiv in carcere
  • Luna ed epilessia, ecco il legame biologico
  • A H1N1 riscontrate le prime mutazioni
  • Ridurre i tempi d’attesa per visite ed esami ospedalieri
  • Svelato nella dieta il segreto della longevità 
  • Meditare per salvare il cuore
  • Violenti ma dolci
  • Malattia economica


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Nanoscopio ottico

sabato 23 gennaio 2010 di Federico Illesi

iit

Raccontano che vedere qualcosa di più piccolo sia oggi “materialmente” impossibile. Il primo esemplare al mondo di nanoscopio ottico promette di mostrare “dal vivo” particelle fino a 7,6 nanometri, come microcellule e neuroni.

Per capire il seguito, infatti, bisogna sapere che un nanometro corrisponde alla miliardesima parte di un metro e che le macchine più sofisticate al mondo si “fermano” attualmente a 300 nanometri. Un oggetto che potrebbe pensionare definitivamente i vecchi microscopi ma anche i nuovi nanoscopi, sfruttando al meglio la potenza del laser di luce, più efficace e meno invasivo delle altre tecniche. Nello stile minimalista che contraddistingue una delle eccellenze italiane quale è appunto l’Iit, l’evento viene vissuto senza particolare enfasi.
Il nanoscopio a luce continua sfrutta la forza del laser rispetto alla più classica e meno potente luce pulsata ed è stato realizzato dal colosso mondiale del settore Leica Microsystems, frutto della lunga collaborazione con il dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie diretto da Fabio Benfenati.

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Dentifrici, quale scegliere?

venerdì 22 gennaio 2010 di Federico Illesi

dentifricio spazzolino

Sarà capitato sicuramente anche a voi di recarvi ad acquistare un dentifricio al supermercato o in farmacia e di trovarvi con un’ampia gamma di prodotti, ma quale scegliere? Spesso la scelta ricade sui prodotti reclamizzati oppure si fa una cernita in base al costo perché dal punto di vista della salute tutti i dentifrici promettono di “combattere la carie”, “eliminare la placca”, e molto altro ancora.

Secondo uno studio effettuato dal Cochrane Oral Health Group dell’Università di Manchester e pubblicato sul Daily Mail il dentifricio “giusto” sarebbe quello con la concentrazione di fluoro maggiore. Ecco che diventa fondamentale leggere l’etichetta con il contenuto. Infatti, una concentrazione di fluoro bassa e con “bassa” si intende meno di 1.000 parti per milione, l’effetto del dentifricio nel prevenire le carie è equivalente a quello di un dentifricio senza fluoro. Al contrario, i dentifrici con un’alta concentrazione di fluoro sarebbero in grado di ridurre del 24 % la formazione delle carie. Generalmente i prodotti in vendita hanno una concentrazione variabile dalle 100 parti per milione fino a un massimo di 1.400.

A queste conclusioni si è giunti dopo una revisione di 79 ricerche a livello mondiale con il coinvolgimento di oltre 73 mila bambini. E proprio i più piccoli sono i soggetti a cui occorre prestare maggiormente attenzione: nell’articolo si consiglia di evitare dentifrici con elevate quantità di fluoro nei bambini di età inferiore ai sei anni per evitare la fluorosi in caso di ingestione di quantità significative durante il lavaggio dei denti.



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Nanoparticelle intelligenti contro l’arteriosclerosi

mercoledì 20 gennaio 2010 di Federico Illesi

nanoparticelle arterieI ricercatori di Harvard e del MIT hanno progettato un nuovo tipo di nanoparticella per il trattamento dell’arteriosclerosi.

Le nanoparticelle hanno un rivestimento esterno “appiccicoso” che si attacca alla membrana dell’arteria solo nei siti danneggiati. In questo modo, una volta iniettate nel flusso sanguigno le particelle fluiranno nelle arterie per fermarsi dove c’è effettivo bisogno. Una volta collegato alla membrana, le particelle rilasciano lentamente un farmaco che rallenta e blocca la chiusura di tale arteria.

La nuova tecnologia è stata progettata per essere utilizzata in combinazione con gli stent, ma anche per essere utilizzata da sola nelle aree in cui posizionamento di stent non sarebbe fattibile.
Le nanoparticelle sono ora in fase di studio sugli animali e in particolare si sta studiando il comportamento sui topi danneggiando la carotide e iniettando nella coda.



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La rivincita del cellulare

lunedì 11 gennaio 2010 di Ilaria De Vito

telefono cellulare

Da tempo si parla degli effetti nocivi delle radiazioni legate all’uso del cellulare, ma finalmente per tutti gli amanti delle lunghe chiacchierate arriva una buona notizia. Secondo uno studio condotto alla University of South Florida e pubblicato sul Journal of Alzheiner’s Disease, l’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche del cellulare potenzierebbe la memoria e proteggerebbe dal morbo di Alzheimer.

Lo studio è stato condotto sui roditori: per due ore al giorno per 7-9 mesi, un gruppo di topolini è stato sottoposto a onde elettromagnetiche ad alta frequenza identiche a quelle emesse dai cellulari mentre li usiamo.

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Cryo Balloon, la nuova terapia per la fibrillazione atriale

giovedì 7 gennaio 2010 di Valeria Gatopoulos

Si chiama Cryo Balloon il nuovo palloncino in grado di curare la fibrillazione atriale, un’aritmia cardiaca che colpisce lo 0,4% della popolazione mondiale.

I pazienti affetti da fibrillazione atriale presentano un funzionamento non corretto dei due atri che tendono ad inviare un numero maggiore di impulsi elettrici con conseguente aumento del numero dei bpm (battiti per minuto), il sintomo principale della patologia è la tachicardia; responsabili di questa disfunzione è solitamente una vena polmonare. Per ovviare il problema si procede spesso all’ablazione (asportazione di una porzione di tessuto biologico).

Ben presto potrebbe essere disponibile una nuova tecnica di ablazione, derivata da uno studio effettuato su cinque pazienti, quattro donne e un uomo di età compresa tra i 43 e 16 anni. E’ stato inserito un palloncino nella vena responsabile della fibrillazione, facendo in modo che questo aderisse alle pareti interne del vaso congelando la parte malata e curando l’aritmia; pazienti, visitati dopo 7-10 mesi dal trattamento, non erano ancora incorsi in una recidiva.



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Dita bioniche

giovedì 10 dicembre 2009 di Federico Illesi

dita bioniche protesi

La Touch Bionics sta lavorando a delle nuove protesi per aiutare i pazienti che hanno perso una o più dita della mano.
Il dispositivo si chiama ProDigits, una piattaforma che può essere facilmente adattata alle esigenze di ogni singolo paziente e che fornisce l’alimentazione agli arti artificiali per prendere e manipolare gli oggetti, addirittura permette di scrivere al computer su una normale tastiera.

Le dita bioniche, entrate da poco in commercio, sono molto versatili e sono utilizzabili da pazienti che hanno perso da uno a cinque terminazioni e con diversi gradi di amputazione.
Inoltre, possiedono un controllo mioelettrico individuale, con elettrodi posizionabili a seconda del sito disponibile nel paziente e, per assicurare un corretto movimento, il segnale può essere inviato con tecnologia Bluetooth alla base per aggiustare la risposta dei motorini.

Nella continuazione il video sul funzionamento delle dita bioniche.

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I microbi in gravidanza proteggono dalle allergie

giovedì 10 dicembre 2009 di Silvia Lisciani

batteri

L’esposizione delle donne in gravidanza ad alcuni batteri potrebbe favorire la nascita di bambini poco soggetti allo sviluppo di allergie. Lo hanno dimostrato diversi studi realizzati negli ultimi anni, tra cui quello pubblicato dai ricercatori della Phillips University di Marburg, in Germania, sulla rivista Journal of Experimental Medicine.

Durante la ricerca topi da laboratorio in gravidanza sono stati esposti a batteri, provenienti da animali da cortile, e la loro prole è risultata essere resistente a diversi allergeni. Secondo i ricercatori l’esposizione all’ambiente microbico provocherebbe una leggera risposta infiammatoria nella madre, caratterizzata dalla produzione di molecole del sistema immunitario; le citochine e i cosiddetti toll-like receptors. Quest’ultimi potrebbero essere essenziali per la trasmissione della protezione da madre a figlio, anche se non è ancora chiaro come possano evitare lo sviluppo di allergie nel corso della vita

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