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Cellule artificiali: la nuova frontiera della terapia

sabato 2 ottobre 2010 di Barbara Hugonin

Sulla nota rivista Science è stata pubblicata una ricerca destinata a rivoluzionare il futuro della medicina: la nascita della vita artificiale cioè le cellule artificiali.

L’artefice di ciò è stato Craig Verter, scienziato di fama, protagonista nel 2000 del Progetto Genoma Umano, pioniere degli esperimenti di lungo corso ma anche personaggio criticato dalle commissioni etiche per i suoi interventi a favore della vita artificiale. L’esperimento è durato per circa  15 anni, allo scopo di creare un cromosoma artificiale, ottenuto da 4 frammenti di Dna di un batterio, il Mycoplasma mycoides, insieme a sostanze chimiche con il supporto di un sintetizzatore di Dna. Una volta ottenuto, il cromosoma artificiale è stato trapiantato in un altro batterio, privato del suo genoma, il Mycoplasma capriorum

La dimostrazione che si fosse arrivati alla creazione di una vita artificiale si è avuta dallo sviluppo di colonie batteriche, nelle quali era stato trasferito il gene per la sintesi del pigmento blu, che mostravano tutte lo stesso colore. Craig Verter spiega che il prodotto di questo esperimento non ha un’utilità pratica, ma trasferendo nel batterio un gene specifico, in grado di sintetizzare un determinato marcatore oppure di regolare una particolare funzione (metabolica, fagocitica,etc.), si possono ottenere risultati tangibili.

Le applicazioni di questo studio non sono solo un progetto aleatorio ma già un tentativo serio di innovare nel campo dell’immunologia, in particolare per la produzione di vaccini e nell’ambito delle scienze ambientali, soprattutto nella rimozione dei biocarburanti, degli inquinanti delle acque  e nella regolazione delle concentrazioni di anidride carbonica.

Questa ricerca ha suscitato varie e discordanti opinioni, lo stesso Presidente degli Stati Uniti,B.Obama, è molto cauto sull’utilizzo e sulle ricerche in materia di vita artificiale, tuttavia occorre precisare che le grandi e rischiose scoperte sono quelle che riescono in qualche modo a cambiare positivamente il corso della storia. Come le cellule staminali, la clonazione e la medicina rigenerativa anche la vita artificiale è e sarà sempre un campo controverso, tuttavia occorre dire che non si può frenare il progresso positivo, per la paura che il delirio di onnipotenza e gli interessi economici, mettano in pericolo l’umanità. Deve essere la legge in grado di salvaguardare il lavoro positivo e costruttivo di studiosi competenti   e  capaci.



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Parlando ancora di etanolo

mercoledì 5 maggio 2010 di Ilaria De Vito

alcolici

Spesso in Italia si parla di alcol. Indagini, statistiche, nuove ricerche e purtroppo, molto spesso, incidenti stradali, ci riportano a parlare del consumo di bevande alcoliche nel nostro paese. Ed cosi vi riporto  nuovi dati al riguardo: secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanita’ l’ebbrezza dell’alcol fa presa soprattutto sui giovani e sugli over 65 italiani. Sono a rischio circa 9 milioni di consumatori, di cui 3 milioni hanno piu di 65 anni. In Italia i bambini diventando consumatori verso gli 11-12 anni. I Servizi di Alcologia e i Sert hanno 1600-1800 pazienti under 19.

Dopo aver fornito tali informazioni, credo sia opportuno, sebbene per alcuni forse ripetitivo, indagare effettivamente su cos’e’ l’alcol, cosa accade esattamente nel nostro organismo quando ne ingeriamo.

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Ecco il colpevole della caduta dei capelli: il gene APCDD1

sabato 24 aprile 2010 di Ilaria De Vito

cuio capelluto

Uno studio americano pubblicato su Nature, dimostra che il gene APCDD1, localizzato nel cromosoma 18, è il responsabile della  ipotricosi simplex ereditaria. La patologia è caratterizzata da una progressiva perdita di capelli dovuta ad un fenomeno chiamato miniaturizzazione del follicolo: i capelli si restringono e si rimpiccioliscono, finendo per essere sostituiti da una sorta di peluria sottile e fragile.

La patologia è particolarmente diffusa tra i pakistani e gli italiani. E infatti proprio su tali popolazione è stata condotta la ricerca in questione. 

L’identificazione della mutazione apre la strada per iniziare dei nuovi studi volti a trovare una cura efficace contro la caduta dei capelli. Infatti l’identificazione di questo gene che provoca l’ipotricosi simplex ereditaria  ha dato l’opportunità di conoscere il processo di miniaturizzazione del follicolo dei capelli, che è comunemente osservato anche nella calvizie maschile classica, tuttavia è bene precisare che il gene  scoperto per l’ipotricosi ereditaria non spiega da solo il complesso processo della calvizie maschile.



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BioBlog cerca blogger

mercoledì 17 febbraio 2010 di Federico Illesi

i want you zio samBioBlog, inizialmente nato come progetto sperimentale che doveva seguire pari passo la preparazione di alcune tesi in ambito biomedico (qui un esempio) è progressivamente cresciuto e richiede un vostro aiuto.

Siamo alla ricerca di persone, in questo contesto definibili blogger, legati agli ambiti scientifici (ingegneri, medici, giornalisti, ecc), ma anche semplici appassionati, che vogliano spendere un po’ del loro tempo alla scrittura di articoli simili a quelli che ogni giorno vedete qui pubblicati.

Mandate pure le vostre candidature a info@bioblog.it: mi piacerebbe poter leggere qualcosa, giusto per capire la vostra propensione a questo tipo di “lavoro” o il settore di occupazione, ma ogni tipo di contatto sarà gradito.

Vi ringrazio anticipatamente per ogni email che mi invierete anche se, dato la mole di posta che ricevo quotidianamente, probabilmente non riuscirò a rispondere a tutti.

Infinitamente… scienza!

giovedì 28 gennaio 2010 di Ilaria De Vito

infinitamente scienza

Conoscere la scienza significa leggerla, ascoltarla, vederla e soprattutto viverla.

Tutto questo sarà possibile durante il festival della scienza “Infinitamente” che si terrà, per la sua seconda edizione, a Verona da giovedì 28 a domenica 31 gennaio 2010.

Il nome della manifestazione allude non solo alle infinite possibilità della mente umana e della ricerca, ma anche all’inesauribile sete di conoscenza che accompagna l’uomo nella sua evoluzione. Il festival si propone di appassionare il vasto pubblico ai temi più attuali della ricerca, portando i protagonisti del mondo scientifico a diretto contatto con il pubblico, al di fuori delle sedi istituzionali.

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Correre fino al limite

martedì 26 gennaio 2010 di Ilaria De Vito

gara corsa

La corsa è uno sport praticato da molti. Comodo perché si può praticare ovunque, con qualsiasi condizione climatica, in compagnia o da soli, all’aperto o al chiuso, è uno sport economico. Un mix di eccellenza per renderlo uno sport affascinante ed attraente.  E’ una pratica sportiva semplice che consente di mantenere e di sviluppare una buona forma fisica migliorando l’efficienza cardiaca e circolatoria. Ma  è anche un’attività piacevole. Sembra infatti che abbia un attività rilassante e migliori il tono dell’umore. E’ ormai ampiamente dimostrato che correre regolarmente fa bene alla salute, abbassa la quantità di zuccheri nel sangue, aiuta la circolazione, fa perdere peso e stimola il buon umore.

Si può correre per fare del movimento, si può correre per dimagrire, oppure si può correre per competere. Contro altri corridori, certo, ma anche contro i propri limiti.  Cercare di superare le capacità umane, è forse il pensiero più nascosto di molti agonisti.  Arrivare sempre più in là, fino all’infinito, senza mai porre limite.  Ed è qui che arriva la scienza: a segnare l’arrivo!

L’uomo potrebbe correre fino a 65 Km/h, superando nettamente i 45 realizzati da Usain Bolt per il suo record del mondo sui 100. Lo afferma una ricerca pubblicata dal Journal of Applied Phisiology, secondo cui il fattore limitante non e’ la potenza muscolare, ma il tempo di contatto fra il piede e il suolo durante la corsa, un fattore che migliora con l’allenamento ma anche con l’aumento dell’altezza dei corridori.



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Violenti ma dolci

martedì 17 novembre 2009 di Alessandro Aquino

bad boyLe mamme e i papà devono sapere che prima di arrendersi a biscottini dai nomi soavi, a merendine dalle morbide forme, stanno esponendo i loro bimbi al rischio di diventare dei bruti, da adulti. Lo sostiene un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, il cui studio è stato pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

Al centro della ricerca, gli effetti a lungo termine della dieta sui comportamenti sociali dei bambini. Ebbene: tra i 17.500 intervistati che a 34 anni presentavano personalità violente, il 69% consumava nell’infanzia, quasi ogni giorno, dolci e cioccolato (contro il 42% dei non-violenti). Il legame tra consumo di dolci confezionati e aggressività futura è rimasto anche dopo aver controllato altri fattori come: il comportamento dei genitori, il contesto in cui i bambini avevano vissuto, la specializzazione dopo i 16 anni.

 Tra le ipotesi: gli additivi contenuti nelle merendine contribuiscono a sviluppare aggressività in età adulta. La più accreditata però, secondo il principale autore della ricerca, Simon Moore, è questa: Dare ai bambini i dolcetti ogni volta che li chiedono impedisce loro di imparare ad aspettare per ottenere ciò che vogliono. E questo li porta ad assumere comportamenti compulsivi quando non ottengono ciò che vogliono.



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Più basso il livello di istruzione, più alta la sensibilità all’influenza

giovedì 12 novembre 2009 di Ilaria De Vito

aula universita

Le persone che non hanno un diploma di scuola superiore, rispetto a quelle con un livello di istruzione più elevato, potrebbero essere colpite più facilmente dal virus H1N1 e per loro il vaccino potrebbe essere meno efficace. Lo dimostra un recente  studio dal titolo “differenze socioeconomiche nella risposta immunitaria “. Il lavoro, effettuato da ricercatori dell’Università del Michigan,  apparirà nel prossimo numero della rivista Epidemiology.

In particolare, i ricercatori hanno esaminato in giovani adulti un virus latente chiamato CMV, e la capacità dell’organismo di controllare il virus. Studi precedenti avevano mostrato che le persone anziane con basso livello di istruzione hanno meno successo nel combattere il CMV, alti livelli di anticorpi anti-CMV rendono più difficile per gli anziani combattere le nuove infezioni, come H1N1, e ostacolano la risposta immunitaria dell’organismo al vaccino antinfluenzale .

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Lacrime e buona salute

mercoledì 4 novembre 2009 di Ilaria De Vito

lacrimaAnche gli uomini piangono, ma il record della lacrima va alle donne, che piangono circa un giorno su sei, per un totale di 64 volte l’anno. Il quadruplo, cioe’, rispetto al massimo di 17 volte dell’uomo (in media una volta ogni 22 giorni). E’ quanto emerge da uno studio dell’Associazione tedesca degli oftalmologi. Per le donne il pianto e’ anche piu’ prolungato, con una media di 6 minuti rispetto ai 4 dell’uomo. Inoltre, il 65% delle donne piange a singhiozzo contro il 6% degli uomini.

La scienza ancora deve dimostrare «la causa fisiologica del pianto» ovvero perché noi piangiamo e soprattutto che cosa accade nel nostro corpo quando versiamo delle lacrime. Piangere infatti è una delle poche «specificità fisiologiche uniche degli esseri umani» e probabilmente è un’attività che il nostro organismo porta a termine per stare meglio proprio come quando si ride o si prova rabbia.

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Festival della scienza 2009: Futuro della vita

domenica 25 ottobre 2009 di Ilaria De Vito

festival della scienza

Riparte oggi (23 ottobre) l’annuale appuntamento del Festival della Scienza di Genova.

Mostre, conferenze, laboratori, spettacoli per conoscere e comprendere la scienza! Fino al primo novembre, dieci giorni per festeggare la scienza.

Quest’anno il tema della manifestazione  e’ Il Futuro, argomento particolarmente sentito in quest’epoca ricca di dubbi e incertezze.

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