Cinema 3D vietato ai minori di anni 6

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Allarme per il cinema in 3D: secondo il Consiglio Superiore di Sanità gli occhiali che devono essere utilizzati per godere dello spettacolo in tre dimensioni sono controindicati per i bambini al di sotto dei sei anni. Per quanto riguarda gli adulti, invece, è consigliato un uso controllato, con opportune pause durante la proiezione per evitare effetti collaterali. Sarebbe, inoltre, preferibile che ogni spettatore fosse fornito di un paio monouso. Le possibili conseguenze di un eccessivo utilizzo sembrerebbero essere disturbi che, in ogni caso, non provocherebbero danni o malattie irreversibili.

I dubbi sulla sicurezza degli occhiali che devono essere indossati per poter visionare i film 3D erano già stati sollevati qualche settimana fa dal Codacons; in risposta, i Nas avevano sollecitato un parere tecnico scientifico. Il problema è ora riemerso con la corsa al pronto soccorso di una bimba di tre anni a causa di un’infiammazione acuta agli occhi esplosa poco dopo aver utilizzato proprio questi occhiali per vedere l’ultima novità cinematografica in tre dimensioni.

Nel documento diffuso dal Consiglio Superiore di Sanità si legge che “non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, purché condizionato a moderati periodi di tempo, da programmare prevedendo l’interruzione della proiezione del filmato proporzionalmente alla sua durata complessiva”. Tuttavia, nel caso dei bambini è stato ritenuto opportuno porre un limite al loro uso per la delicata siuazione in cui si trovano i loro occhi: la visione binoculare (cioè che utilizza i due occhi) non è ancora ben sviluppata e potrebbero esserci difetti visivi (come strabismo o miopia) non ancora diagnosticati. Infatti gli occhiali incriminati possono creare problemi solo alle persone che hanno disturbi di vista non ben corretti o latenti, come capita spesso ai bambini, proprio perché fanno sì che ognuno dei due occhi veda due immagini diverse della stessa scena. Ciò crea un effetto di profondità che, in realtà, non esiste.

Un’altra problematica è quella delle infezioni batteriche e virali che potrebbero essere trasmesse da uno spettatore a un altro se gli occhiali fossero riciclati senza essere opportunamente disinfettati. Secondo Paolo Protti, presidente Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici) non tutte le tecnologie 3D possono utilizzare occhiali usa e getta: “Ce n’è una che prevede occhialini dal costo di circa 50 dollari. In quel caso gli esercenti sono obbligati a disinfettare, come avviene d’altronde in ogni parte del mondo, gli occhiali con presidio medico chirurgico che elimini ogni microbo”.

Il Codacons vorrebbe che gli occhiali 3D fossero muniti di marchio CE come qualunque altro paio di occhiali, ma il Consiglio Superiore di Sanità non ritiene che sia necessario. Al momento la conseguenza maggiore di questa diatriba è stato il sequestro, da parte dei Nas, di più di settemila occhialini.

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