Da Glaxo a GUNA

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È di poche ore fa la notizia a sorpresa della chiusura del polo di italiano della Glaxo, con oltre 500 ricercatori a rischio licenziamento, a causa – dichiarano i vertici della multinazionale farmaceutica – del mancato raggiungimento del budget atteso: “solo” + 11% invece che + 14%. Interviene sul caso Alessandro Pizzoccaro, fondatore e Presidente di GUNA Spa, la farmaceutica leader assoluta in italia nel settore delle medicine complementari e di origine biologica: “Il nostro è un modello diverso, sono un manager attento alle performance ed è normale nelle aziende avere un tourn-over, ma non avrei certo lasciato a casa persone o chiuso uno stabilimento per una flessione del 3% nelle performance – peraltro positive – dell’azienda. Queste sono persone, non fantocci, dietro di loro ci sono le loro famiglie: la nostra solidarietà prima di tutto va a questi lavoratori a rischio, speriamo che il loro datore di lavoro decida di tornare sui suoi passi”.

Pizzoccaro rilancia – dopo una riunione straordinaria sull’argomento del Consiglio di Amministrazione della società, tenuta nella giornata di ieri – invitando anche i lavoratori Glaxo a inviare curriculum alla GUNA: “Siamo un’azienda solida, in espansione ininterrotta da 30 anni, mandateci i Vostri curriculum, se qualcuno ha competenze o trascorsi validi nel settore delle medicine non convenzionali faremo la nostra parte e valuteremo seriamente per nuove assunzioni”. GUNA Spa ha inaugurato a settembre 2008 a Milano un nuovo stabilimento di ricerca scientifica per le medicine complementari, tecnologicamente il più avanzato al mondo nel settore, che produce anche per la filiale USA.

«Vorrei lanciare un appello forte al Governo ed al Ministro per la Salute: da ormai 3 anni attendiamo invano che l’Italia applichi la nuova Direttiva Europea sui Farmaci, che stabilisce le regole anche per il settore omeopatico. L’Italia rischia una procedura d’infrazione UE per questo inaccettabile ritardo, e il nostro è l’unico paese in Europa che vanta ancora restrizioni assurde: noi possiamo aprire nuove linee di prodotto e quindi anche le nostre assunzioni viaggiano al rallentatore. L’Agenzia del Farmaco sblocchi finalmente questo dossier, anche nell’interesse di medici e pazienti, e noi potremo finalmente assumere massicciamente nuove risorse: almeno 100 ex dipendenti Glaxo potrebbero trovare in GUNA una nuova casa».

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