Archivio di novembre 2009

iPhone CPR

lunedì 30 novembre 2009 di Federico Illesi

iphone cpr

La ZOLL Medical Corporation ha realizzato un’applicazione per iPhone progettata per aiutare le persone a effettuare la rianimazione cardio-polmonare.
Attualmente il software non è stato ancora approvato dalla FDA e quindi può essere venduto nello store Apple solo come training tool per imparare le azioni da eseguire in questi casi.

La ZOLL Medical ha “trasferito” nel dispositivo mobile la tecnologia proprietaria già presente nei defibrillatori e segue step-by-step i passaggi utili alla rianimazione con immagini, messaggi audio e soprattutto con un’analisi real-time dei movimenti eseguiti dall’operatore grazie agli accelerometri presenti nell’iPhone.

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Grelina per il Parkinson

lunedì 30 novembre 2009 di Valeria Gatopoulos

Grelina ormone

Il morbo di Parkinson provoca una degenerazione di alcuni neuroni a seguito di una drastica riduzione della dopamina. Tamas Horvath e i colleghi ricercatori presso l‘Università di Yale hanno scoperto che la grelina, un ormone prodotto dalle pareti dello stomaco, è in grado non solo di stimolare l’appetito ma anche di stimolare la produzione di dopamina.

Il gruppo di ricercatori ha ipotizzato che questo ormone potrebbe servire per rallentare o prevenire lo sviluppo del Parkinson, l’esperimento è stato condotto su topi da laboratorio che avevano una deficienza di dopamina, a questi è stata somministrata la grelina e gli stessi hanno iniziato ad un aumentare gradualmente la produzione dell’ormone mancante.

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Grandi speranze per le staminali da liquido amniotico

sabato 28 novembre 2009 di Silvia Soligon

liquido amniotico fetoNuove prospettive sul fronte delle cellule staminali: anche quelle prelevate dal liquido amniotico possono dare origine a ogni tipo di cellula che costituisce il corpo umano. La scoperta è stata riportata dalla rivista Oncogene e svela una maggiore potenzialità degli elementi cellulari contenuti nel liquido rispetto a quanto inizialmente pensato. La sua applicazione potrebbe aumentare il numero di malattie e condizioni patologiche trattabili utilizzando questo tipo di cellule staminali.

Lo studio è stato condotto in collaborazione da Anthony Atala, direttore del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine di Winston-Salem (North Carolina) e Markus Hengstchlager dell’Universita’ di Medicina di Vienna. In passato il gruppo di ricerca di Atala aveva per primo isolato le cellule staminali dalla placenta e dal liquido amniotico.

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Test dell’Hiv in carcere

venerdì 27 novembre 2009 di Valeria Gatopoulos

cellula hiv aids

La diffusione capillare dell’Hiv dipende dal fatto che non solo la malattia viene troppo spesso sottovalutata, ma soprattutto dal fatto che i singoli individui si considerano troppo spesso immuni dal poter contrarre la malattia.

Sono poche le persone che si sottopongono al test dell’Hiv a dimostrarlo è stato uno studente  della facoltà di Medicina dell’Università di Yale,Ravi Kavasery, che ha condotto uno studio tra i detenuti di una prigione degli Usa.

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Luna ed epilessia, ecco il legame biologico

venerdì 27 novembre 2009 di Silvia Soligon

lunaMelatonina e luna piena: sarebbe questa la ricetta per contrastare le crisi epilettiche. Ad affermarlo sono i ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’University College di Londra, che hanno dimostrato che il numero delle crisi epilettiche diminuisce quando la luna è nella sua fase di massimo splendore. Le basi biologiche di questo effetto potrebbero risiedere nel cosiddetto ormone del sonno, la melatonina, che è inibito proprio dalla luce. La notizia dello studio, coordinato da Sallie Baxendale, è stata riportata dalla testata inglese Daily Mail e ha permesso di chiarire ulteriormente l’ipotesi della correlazione tra le manifestazioni dell’epilessia e la quantità di luce presente nell’ambiente.

Le crisi epilettiche sono dovute a scariche elettriche anomale nelle cellule del sistema nervoso. Fra i principali fattori che favoriscono queste anomalie vi sono farmaci, dorghe o alcool, febbre, traumi cerebrali, tumori, carenza di sonno e fattori genetici e metabolici spesso ignoti. Inoltre, una recente ricerca condotta dalla stessa Baxendale aveva dimostrato che nelle giornate soleggiate gli episodi epilettici sono meno frequenti, suggerendo una prima correlazione tra la quantità di luce e le manifestazioni dell’epilessia.

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A H1N1 riscontrate le prime mutazioni

martedì 24 novembre 2009 di Valeria Gatopoulos

virus h1n1I virologi l’avevano detto e nel giro di qualche mese è avvenuto:
il virus A H1N1 è mutato, a confermarlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In Norvegia sono stati isolati tre pazienti infettati da un virus in cui risulta mutato l’amminoacido 1, ma non c’è da preoccuparsi già qualche settimana fa in altri paesi del mondo era stata riscontrata una mutazione del virus. La differenza sostanziale tra il “nuovo” e il “vecchio” virus sta nel fatto che il primo risulta particolarmente aggressivo per le vie respiratorie, ma ha una capacità di contagio più bassa rispetto al secondo.

Ad oggi in Italia la situazione è sotto controllo, non sono stati isolati virus mutati e la gran parte dei pazienti affetti da influenza A è guarita o sta guarendo tranquillamente e senza complicazioni nelle proprie case sotto la diretta supervisione del medico di famiglia. I casi più gravi, che presentano patologie pregresse o che hanno sviluppato problemi respiratori, vengono generalmente sottoposti a terapie farmacologiche a base di antivirali e per questi viene effettuato il ricovero, i decessi sono in totale 68.

Tuttavia la nuova dichiarazione dell’OMS ha scatenato il panico tra la popolazione, il Ministero della Salute fa sapere che qualora il nuovo virus arrivasse in Italia non ci sarebbe alcun pericolo, la mutazione non ha variato le caratteristiche antigeniche del virus quindi sia il vaccino, sia gli anticorpi sviluppati dopo la guarigione sono efficaci.

Rimaniamo in attesa di eventuali sviluppi.



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Ridurre i tempi d’attesa per visite ed esami ospedalieri

lunedì 23 novembre 2009 di Valeria Gatopoulos

persone in codaIn Italia effettuare con urgenza una visita o un esame presso le strutture ospedaliere è davvero un’impresa.
Nelle strutture private i tempi d’attesa sono di gran lunga più brevi, purtroppo però non tutti possono permettersi di pagare centinaia di euro per effettuare un esame in tempi ristretti.

In certi casi non è importante il tempo d’attesa, ma in altri risulta fondamentale, specialmente quando si sospetta la presenza di un tumore. L’appuntamento di solito viene dato in media tre o quattro mesi dopo la richiesta, in alcuni casi si toccano punte di 12 mesi, troppo tardi per patologie che se prese in tempo possono essere curate.

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Svelato nella dieta il segreto della longevità

venerdì 20 novembre 2009 di Silvia Soligon

mangiareMangiare poco protegge dall’invecchiamento e dalle malattie. A confermarlo sono i ricercatori della Mount Sinai School of Medicine, guidati da Charles Mobbs, professore di neuroscienze e di medicina geriatrica e palliativa. In uno studio pubblicato dalla rivista Public Library of Science Biology gli scienziati hanno individuato nella proteina CBP (CREB-binding protein) la molecola alla base di questo processo.

La ricerca è stata effettuata utilizzando l’organismo modello C. elegans. Quando la quantità di cibo assunto dall’animale viene ridotta CBP si attiva e porta ad un aumento del 65% della vita media e sintomi simili a quelli dell’Alzheimer diminuiscono del 50%. Viceversa, se l’attività di CBP viene bloccata non si riscontrano più gli effetti benefici della restrizione dell’alimentazione. Infine, la stimolazione dell’attività di CBP continua fino a che viene mantenuto un regime alimentare ristretto, suggerendo che qualora venga nuovamente aumentata la quantità di cibo assunto venga perso l’effetto protettivo.

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Meditare per salvare il cuore

mercoledì 18 novembre 2009 di Silvia Soligon

meditazionePrevenire infarto e ictus attraverso la meditazione trascendentale: è questa la nuova terapia proposta dall’American Heart Association. Durante il congresso dell’associazione sono stati riportati i risultati di uno studio che ha coinvolto duecento soggetti a rischio di malattie coronariche; in nove anni i pazienti, sotto la guida di esperti di meditazione, hanno imparato a respirare corretteamente e a rilassarsi, abbassando i valori di ipertensione e riducendo il rischio di infarto del 47%.

Il rischio di malattie cardiovascolari è correlato a fattori ambientali e psicosociali, come il lavoro, l’isolamento e alcuni tratti della personalità. In particolare, gli stress possono influenzare i livelli di colesterolo e della pressione sanguigna, fattori coinvolti in patologie come infarto e ictus. Anche se è difficile misurare in modo specifico lo stress emotivo e psicologico e ogni persona reagisce alle situazioni di tensione fisica e mentale in modo diverso, gli studi finora condotti hanno dimostrato che la meditazione trascendentale riduce non solo l’ipertensione, ma anche lo stress psicologico, la resistenza all’ormone insulina e la formazione delle placche aterosclerotiche: tutti fattori coinvolti nella generazione delle malattie del cuore.

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Violenti ma dolci

martedì 17 novembre 2009 di Alessandro Aquino

bad boyLe mamme e i papà devono sapere che prima di arrendersi a biscottini dai nomi soavi, a merendine dalle morbide forme, stanno esponendo i loro bimbi al rischio di diventare dei bruti, da adulti. Lo sostiene un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Cardiff, il cui studio è stato pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

Al centro della ricerca, gli effetti a lungo termine della dieta sui comportamenti sociali dei bambini. Ebbene: tra i 17.500 intervistati che a 34 anni presentavano personalità violente, il 69% consumava nell’infanzia, quasi ogni giorno, dolci e cioccolato (contro il 42% dei non-violenti). Il legame tra consumo di dolci confezionati e aggressività futura è rimasto anche dopo aver controllato altri fattori come: il comportamento dei genitori, il contesto in cui i bambini avevano vissuto, la specializzazione dopo i 16 anni.

 Tra le ipotesi: gli additivi contenuti nelle merendine contribuiscono a sviluppare aggressività in età adulta. La più accreditata però, secondo il principale autore della ricerca, Simon Moore, è questa: Dare ai bambini i dolcetti ogni volta che li chiedono impedisce loro di imparare ad aspettare per ottenere ciò che vogliono. E questo li porta ad assumere comportamenti compulsivi quando non ottengono ciò che vogliono.



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