Quando il rospo si trasforma in farmaco

rospoSembrerebbe il finale di una favola, invece ha solide basi sperimentali lo studio clinico pubblicato sulle pagine della rivista Cancer secondo cui lo huachansu, un medicinale cinese ottenuto dal veleno essiccato di rospo, aiuta nella cura di diverse forme di tumore. Ricercatori dell’Anderson Cancer Center (Università del Texas), in collaborazione con gli esperti dell’University Cancer Hospital di Shangai, hanno mostrato una riduzione della progressione del cancro al fegato, al pancreas e al polmone in pazienti sottoposti ad un trattamento clinico in fase I di sperimentazione.

Le proprietà antitumorali dello huachansu, ottenuto dal secreto delle ghiandole della pelle dei rospi, sono note fin dagli anni settanta, quando è entrato in uso in Cina per curare tumori al fegato, al polmone, al colon e al pancreas. Lo studio condotto negli Stati Uniti ha avuto inizio nel gennaio 2005 con la somministrazione giornaliera a 15 pazienti di una dose di farmaco otto volte superiore rispetto a quella utilizzata dai medici cinesi; il trattamento ha previsto due o più cicli di 14 giorni e si è protratto fino al luglio 2006. Nonostante le elevate dosi somministrate, la maggior parte dei pazienti non ha riportato reazioni di tossicità, nemmeno a livello cardiaco, né una progressione dei sintomi correlati al tumore. Non solo: nel 40% dei pazienti affetti da tumore al fegato la sua progressione si è arrestata per una media di sei mesi e in un caso è stata osservata una riduzione della massa del tumore del 20%, durata per più di undici mesi.

Oltre ad essere il primo esempio di analisi della relazione tra la dose del farmaco e la sua tossicità, questo studio rappresenta una novità per le istituzioni di ricerca americane, da sempre scettiche nell’accettare terapie complementari a quelle tradizionali. “Volevamo applicare un approccio basato sulla medicina occidentale per studiare il ruolo del veleno di rospo nei malati di cancro e, se possibile, somministrare una dose più potente senza aumentare la tossicità o gli effetti collaterali”, ha dichiarato Lorenzo Cohen, coautore del lavoro.

Secondo Zhiqiang Meng, primo autore dello studio, “anche se abbiamo osservato una risposta non completa o parziale (riduzione della malattia del 30 per cento o più) è incoraggiante che il cancro non sia progredito in un elevato numero di pazienti con epatocarcinoma”. Attualmente è in corso uno studio clinico in fase II in cui lo huachansu è utilizzato in combinazione con un altro noto antitumorale, la gemcitabina. E forse la favola si arricchirà di un nuovo lieto fine.

Fonte: Meng Z et al., Pilot study of huachansu in patients with hepatocellular carcinoma, nonsmall-cell lung cancer, or pancreatic cancer. Cancer, 2009 Aug 21. [Epub ahead of print]

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