Nuovi studi sulla celiachia

celiachiaLa celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che si manifesta solitamente durante lo svezzamento dal momento in cui si introduce il glutine nella dieta o al massimo entro i tre anni.

La mucosa intestinale nei pazienti celiaci non riconosce come alimento digeribile il glutine, si scatena quindi una risposta immunitaria che da origine a numerose infiammazioni che con il tempo danneggiano la parete stessa riducendo il numero dei villi in essa presenti.

L’entità del danno arrecato ai villi può essere più o meno attenuata con una dieta priva di glutine, al momento questa sembrerebbe essere l’unica terapia ad effetto per evitare lo scatenarsi di nuovi processi infiammatori.

Un gruppo di ricercatori svedesi ha studiato l’effetto di queste infiammazioni intestinali e ha dedotto che esistono delle connessioni tra l’età, il sesso e la fase della malattia che determinerebbero una mortalità più o meno elevata.
In particolare dalla biopsia sono risultate:

– 29.096 persone  nella fase Marsh 3 e presentavano atrofia dei villi intestinali,

– 13.306 persone nella fase Marsh 1-2 che accusavano delle infiammazioni importanti,

– 3.719 affette da celiachia latente

Queste persone sono state osservate costantemente ed è stata monitorata l’entità delle infiammazioni intestinali, alla fine dello studio si è potuto osservare che tanto più l’infiammazione fosse in stato avanzato e irreversibile tanto più di morte aumentavano le probabilità in misura pari al 72% per il primo gruppo, 39% per il secondo gruppo e 35% per il terzo gruppo.

Tale studio è la conferma che una diagnosi precoce aumenta le aspettative di vita.

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