Medio rischio per amalgama al mercurio

amalgama mercurio

La Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense che regolamenta i farmaci e gli ausili terapeutici, ha finalmente riclassificato l’amalgama dentale, il materiale usato per le otturazioni odontoiatriche che è da sempre oggetto di controversia perché composto per il 50 % da mercurio elementare, una sostanza potenzialmente tossica, e per il restante 50% da altri metalli in forma di polvere, soprattutto argento, rame e stagno.

La FDA è stata costretta a concludere il suo processo di valutazione dell’amalgama dentale da una sentenza del tribunale civile del giugno 2008 che dava ragione alla richiesta presentata da un gruppo di associazioni di consumatori e di vittime dell’amalgama, tra cui Moms Against Mercury, Connecticut Coalition for Environmental Justice, Oregonians for Life e Consumers for Dental Choice. Queste avevano chiesto una riclassificazione sin dal 1993 e pretendevano che la FDA stringesse i tempi di classificazione dell’amalgama, soprattutto in considerazione delle crescenti evidenze scientifiche di potenziali danni per la salute.

L’amalgama dentale, infatti, essendo un materiale messo in commercio sin dall’Ottocento, era in uso prima del 28 maggio 1976, quando alla FDA era stato dato ampio potere di regolamentare i dispositivi medici. Da allora c’era una classificazione delle due componenti separate dell’amalgama (ovvero il mercurio elementare e la polvere dei vari metalli) ma non della loro combinazione.

Dopo una revisione di 200 studi recenti sulla tossicità dell’amalgama e dei materiali che la compongono, la FDA ha concluso che questo materiale non è tossico e che i vapori rilasciati dalle otturazioni non sono tali da comportare un pericolo per la salute. Tuttavia, questo materiale passa dalla Classe I, che indica un “rischio basso”, alla Classe II che indica un “rischio moderato”. La nuova classificazione consente alla FDA di imporre controlli speciali oltre a quelli generali sui processi di fabbricazione che si applicano a tutti i dispositivi medici.

«Siamo piuttosto sconcertati da questa conclusione – commenta Francesca Romana Orlando, Vice Presidente di A.M.I.C.A. – dato che, già nel settembre 2006, il documento preparato dalla Divisione di Odontoiatria della FDA, che aveva concluso che le amalgame erano sicure, era stato bocciato dalla commissione di esperti indipendenti con 13 voti a sfavore contro 7 favorevoli».

La stessa FDA aveva raggiunto un accordo con le associazioni di pazienti e di consumatori, nell’ambito della sentenza del giugno 2008, e aveva pubblicato sul suo sito una informativa più cauta, cioè che “le amalgame possono avere effetti neurotossici sul sistema nervoso di bambini in via di sviluppo e nei feti” e che “donne in cinta e soggetti che potrebbero avere condizioni di salute che li rende più sensibili all’esposizione al mercurio, compresi coloro con pre-esistente carico tossico da mercurio, dovrebbero discutere con il proprio medico delle alternative (alle amalgame)”. “Questi avvertimenti non sono presenti negli obblighi della etichettatura delle amalgame – prosegue la dott.ssa Orlando – e rimane solo il riconoscimento dei rischi per gli allergici e l’obbligo per i dentisti di avvertire i propri pazienti riguardo la presenza del mercurio in questo materiale dentale”.

«Questa classificazione per noi, così come per le altre associazioni statunitensi e spagnole6 con cui collaboriamo, è insufficiente perché non tiene conto di numerosi aspetti scientifici: innanzitutto della inadeguatezza degli studi basati sul test delle urine usato per stabilire gli effetti della esposizione a vapori di mercurio o della esposizione ai metalli dell’amalgama. Diversi esperimenti su pecore e scimmie, infatti, hanno mostrato che la maggior parte del mercurio contenuto nelle amalgame dentali viene assorbito dai reni, dal fegato, dal cervello e dalle ossa della mandibola e della mascella dove, secondo molti scienziati, possono interferire con le attività neurologiche e del sistema immunitario; in secondo luogo, il test delle urine, usato spesso dagli studi che tranquillizzano sulla non tossicità delle amalgame, potrebbe non essere indicativo perché la minore presenza di mercurio nelle urine potrebbe essere causata da una scarsa capacità di metabolizzazione (espulsione) di questa tossina7 e, quindi, paradossalmente, livelli più bassi di mercurio nelle urine potrebbero indicare uno stato di tossicità e non uno stato di salute. A sostenerlo è da anni sostiene uno dei maggiori esperti di biochimica, il prof. Boyd Haley, Direttore del dipartimento di Chimica dell’Università del Kentucky, USA».

Con la classificazione di oggi la FDA raccomanda la presenza di precise indicazioni sull’etichettatura delle amalgame dentali:

  • “Attenzione contiene mercurio”
  • “Pericoloso se si inalano i vapori”
  • “Non usare in persone con allergia nota al mercurio”

In questo modo la FDA ha voluto dare un avvertimento ai professionisti affinché facciano uso di un adeguato sistema di ventilazione durante la lavorazione e l’impiego dell’amalgama dentale e ha voluto che il paziente ricevesse una informativa sulle prove scientifiche relative ai benefici e ai rischi dell’amalgama dentale, inclusi i rischi di inalazione di vapori di mercurio così da poter prendere decisioni informate sull’uso dell’amalgama dentale insieme al proprio dentista.

«Porre attenzione agli allergici o agli iper-sensibili al mercurio potrebbe non essere sufficiente se si considera che la maggior parte dei soggetti allergici o con suscettibilità individuale al mercurio non sanno di esserlo se non dopo essere stati esposti a questa sostanza», aggiunge la Vice-Presidente di A.M.I.C.A.. «Secondo noi non ha alcun senso mettere del mercurio in bocca alle persone soprattutto considerando che ci sono molte alternative più sicure, ma se proprio le organizzazioni scientifiche si ostinano a consentirlo, almeno dovrebbero rendere obbligatorio il test della predisposizione genetica agli effetti tossici del mercurio (tipizzazione dell’apolipoproteina-E) per tutti coloro che si apprestano a scegliere l’amalgama come materiale per le otturazioni».

«In Italia la legislazione del 2001 vieta fortunatamente l’impiego delle amalgame dentali anche nelle donne in gravidanza e nei nefropatici – prosegue la dott.ssa Orlando – ma andrebbero tutelate anche altre categorie come i malati di Alzheimer, di Sclerosi Laterale Amiotrofica, di Sclerosi Multipla, di Sensibilità Chimica Multipla o più in generale coloro affetti da malattie autoimmuni, visto che numerosi studi hanno messo in correlazione queste malattie con l’esposizione al mercurio odontoiatrico».

«La FDA ha un mandato chiaro, cioè fare ricerche e valutazioni in attesa della prova certa di un rischio per la salute – conclude la rappresentante di A.M.I.C.A. – e il documento sull’amalgama pubblicato oggi prende esplicitamente le distanze da paesi come la Svezia, la Norvegia e la Danimarca che da anni hanno deciso di mettere al bando l’amalgama per tutelare i propri cittadini in base al principio di precauzione».

L’associazione A.M.I.C.A. ha lanciato in questi giorni la petizione “STOP al mercurio dentale!” a cui si accede dalla homepage dell’associazione www.infoamica.it proprio per chiedere al Ministro della Salute di ispirarsi al principio di precauzione per mettere definitivamente fine a questo orrendo capitolo della medicina moderna.

[foto Michael Ottenbruch | Wikipedia]

Articoli correlati

Rispondi