“Progetto Mimosa” contro il carcinoma ovarico

progetto mimosa

Sono 200.000 le donne cui ogni anno nel mondo viene diagnosticato un carcinoma ovarico.

Diagnosticare questo tipo di tumore non è semplice e spesso ci si riesce solo in una fase piuttosto avanzata, il trattamento prevede un’operazione chirurgica e diversi cicli di chemioterapia, spesso si presenta una fase di recidiva, i risultati che inizialmente potevano sembrare positivi svaniscono e il tumore ricompare, le possibilità di guarigione sono legate ad una diagnosi quanto più possibile precoce.

L’intervento chirurgico è molto delicato e prevede spesso l’asportazione di utero, delle tube di falloppio, dei linfonodi e in alcuni casi anche di una parte di tessuto intestinale. Le donne che superano questa prima fase e che non presentano una recidiva nei due anni che seguono le prime cure, potrebbero un giorno accedere un vaccino innovativo e ancora in via di sperimentazione.

Sono 900 le donne coinvolte nel progetto MIMOSA (acronimo di Monoclonal antibody Immunotherapy for Malignancies of Ovary by Subcutaneous Abagovomab), su queste donne si sta sperimentando un vaccino a base di Abagovomab un anticorpo che sarebbe in grado di riconoscere come estraneo l’antigene CA 125, una proteina presente in questo tipo di cellule tumorali. Questo anticorpo andrebbe in tal caso di attaccare le cellule malate e le neutralizzerebbe, prevenendo o guarendo l’eventuale recidiva.

Questo vaccino non potrà prevenire quindi la malattia in sè, ma costituirà l’ultima spiaggia per poter debellare definitivamente il tumore e guarire, si spera le donne colpite da questo male silenzioso, il trattamento prevede un’iniezione ogni due settimane per un periodo che va dai 21 ai 45 mesi, la durata del trattamento è strettamente correlata ai risultati ottenuti, agli effetti collaterali e all’eventualità in cui compaia la recidiva durante il trattamento. I primi risultati si avranno entro la fine del 2010, non resta che attendere.

[Fonte e maggiori informazioni Progetto Mimosa]

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