Perdita della vista nei pazienti con diabete di tipo 1 rallentata

perdita della vistaIl diabete di tipo 1 è tra i principali responsabili della cecità acquisita in età adulta, si calcola che il 50% dei nuovi malati tenda a manifestare problemi agli occhi e alla vista.
Micheal Mauer ricercatore presso l’Università del Minnesota ha condotto uno studio su alcune persone affette da diabete di tipo 1, che già presentavano un certo abbassamento della vista o una principio di cecità.

È emerso che gli antipertensivi come l’Enalapril o il Losartan possono essere utilizzati per il trattamento dei pazienti diabetici di tipo 1, questi farmaci sono in grado di far diminuire la pressione dei capillari oculari riducendo o meglio rallentando la progressione della cecità, alla fine della sperimentazione si è potuto, infatti, osservare un rallentamento progressivo del fenomeno che in alcuni casi ha raggiunto picchi del 70%.

Non sono ancora ben note le dosi esatte e i tempi di somministrazione di questi farmaci e su questo si dovrà ancora lavorare a lungo, nel frattempo però si è appreso che gli stessi non sarebbero i più adatti a scongiurare  altre complicazioni della malattia come insufficienze o lesioni dei tessuti renali.

È fondamentale che da una singola sperimentazione si siano ottenuti due risultati, uno positivo e senza dubbio rincuorante per medici e pazienti, l’altro negativo, ma ugualmente importante per poter rivolgere l’attenzione e la ricerca su farmaci diversi che in futuro potranno limitare i problemi renali.

[dichiarazione originale di Micheal Mauer: “The secondary results of this study showed that people taking these antihypertensive medications experienced a substantially positive effect in slowing diabetic eye injury.Although neither medication delayed early kidney tissue injury or early loss of kidney function, the advantage to a study with negative findings such as this one is that physicians now know that this treatment is ineffective for this purpose, and they can pursue other treatment options that may improve their patients’ outcomes.” ]

[via GEN | Medical School]

Articoli correlati

Rispondi