Archivio di luglio 2009

Curare il cuore con le staminali

venerdì 31 luglio 2009 di Silvia Soligon

cuore staminaliLe cellule staminali trovano sempre più spazio nella terapia delle malattie cardiovascolari.
A confermarlo arriva la notizia del trapianto di staminali del cuore in un paziente affetto da scompenso cardiaco. L’intervento è stato condotto da ricercatori dell’Università di Louisville (Kentucky) ed è stato approvato dalla Food and Drug Administration, l’ente americano per la protezione della salute.

La possibilità di promuovere il differenziamento delle cellule staminali negli elementi che costituiscono il cuore è nota agli studiosi ormai da tempo, tanto che i casi di utilizzo di queste cellule per il trattamento di patologie come l’infarto miocardico acuto sono stati riportati già diversi anni fa sia in Europa, sia negli Stati Uniti. Fra le tecniche utilizzate sono l’infusione intra-coronarica (cioè l’introduzione nelle arterie coronarie) e l’impianto diretto durante un intervento chirurgico.

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Medio rischio per amalgama al mercurio

giovedì 30 luglio 2009 di Federico Illesi

amalgama mercurio

La Food and Drug Administration, l’agenzia statunitense che regolamenta i farmaci e gli ausili terapeutici, ha finalmente riclassificato l’amalgama dentale, il materiale usato per le otturazioni odontoiatriche che è da sempre oggetto di controversia perché composto per il 50 % da mercurio elementare, una sostanza potenzialmente tossica, e per il restante 50% da altri metalli in forma di polvere, soprattutto argento, rame e stagno.

La FDA è stata costretta a concludere il suo processo di valutazione dell’amalgama dentale da una sentenza del tribunale civile del giugno 2008 che dava ragione alla richiesta presentata da un gruppo di associazioni di consumatori e di vittime dell’amalgama, tra cui Moms Against Mercury, Connecticut Coalition for Environmental Justice, Oregonians for Life e Consumers for Dental Choice. Queste avevano chiesto una riclassificazione sin dal 1993 e pretendevano che la FDA stringesse i tempi di classificazione dell’amalgama, soprattutto in considerazione delle crescenti evidenze scientifiche di potenziali danni per la salute.

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Vasocostrizione cerebrale nel morbo di Alzheimer

giovedì 30 luglio 2009 di Silvia Lisciani

neurone

I ricercatori dell’Università di Bristol hanno scoperto che l’enzima convertente l’endotelina 2 (ECE-2) è in grado di causare la riduzione del flusso sanguigno cerebrale che si verifica nei malati di Alzheimer, e dunque di favorire la progressione della patologia.

La malattia di Alzheimer è la più diffusa causa di demenza al mondo ed è caratterizzata da sintomi come la perdita di memoria ed il disorientamento spazio-temporale. Le anomalie del tessuto neuronale associate alla patologia sono la formazione di densi aggregati, disposti intorno ai neuroni, composti da una proteina detta beta amiloide (Aβ) ed i depositi neurofibrillari, cioè ammassi di fibre proteiche all’interno delle cellule nervose.

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Tintarella artificiale addio!

giovedì 30 luglio 2009 di Valeria Gatopoulos

doccia solareBrutte notizie per gli amanti della tintarella fuori stagione, le lampade abbronzanti sono cancerogene.
La dichiarazione è arrivata da un gruppo di esperti che ha studiato gli effetti e le conseguenze di una prolungata esposizioni alla luce delle lampade solari.

Sono ormai troppe le persone che ricorrono all’abbronzatura artificiale e ultraveloce e la moda pare essersi allargata anche tra i più giovani, questi ultimi sono i soggetti più a rischio, tant’è che in alcuni paese le lampade sono state vietate ai minori e sarebbero proprio i più giovani a sviluppare nel 75% dei casi melanomi in età precoce.

Ma quel che lascia perplessi i clienti dei centri solari è la decisione presa dall’OMS di innalzare il livello di nocività dei raggi Uv artificiali.

Se nel 1992 il livello di pericolosità era stabile al secondo posto, le nuove lampade solari si aggiudicano un bel primo posto, divenendo, da oggi, ufficialmente cancerogene e poco contano le creme protettive.



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Grassi e zuccheri; droghe per il cervello

mercoledì 29 luglio 2009 di Silvia Soligon

bulimiaSia i cibi grassi, sia quelli zuccherati agiscono sugli stessi circuiti cerebrali che vengono attivati dal consumo degli oppiacei. È questo il risultato di una ricerca presentata durante la conferenza della Società per gli studi del comportamento alimentare che si sta tenendo a Portland (Oregon). Oltre a delucidare i meccanismi alla base della cosiddetta “acquolina in bocca”, questo studio getta nuova luce sui meccanismi alla base dei disordini dell’alimentazione, come la bulimia.

La ricerca è stata condotta da un’équipe di ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, coordinata da Nicholas Bello. I dati ottenuti mostrano che l’elevato e ripetuto consumo di questi cibi attiva i recettori cui si legano gli oppiacei, ad esempio la morfina. Ciò è reso possibile dal fatto che nel nostro organismo sono presenti degli oppiacei naturali che, interagendo con questi recettori, generano le sensazioni di piacere ed euforia. Inoltre, è stato possibile determinare che le molecole che si attivano in seguito all’assunzione di zuccheri e grassi sono localizzate nell’area del cervello che controlla la quantità di cibo assunta durante i pasti.

Il meccanismo identificato genera un vero e proprio circolo vizioso: consumare grandi quantità di cibi appetitosi attiva i recettori degli oppiacei, che, a loro volta, aumentano il desiderio di abbuffarsi nuovamente. Proprio su ciò si basano le speranze di poter comprendere meglio i disturbi legati all’alimentazione.



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Influenza A, Roma capitale del contagio italiano

mercoledì 29 luglio 2009 di Valeria Gatopoulos

influenza a virus

Roma, capitale di Italia, si è aggiudicata con i suoi 136 casi di influenza A, il primato italiano di contagi.

La colpa potrebbe essere attribuita al turismo, un crogiolo di persone che vanno e vengono all’estero e dall’estero e che fanno tappa per un motivo o per un altro a Roma.
I medici sembrano essere abbastanza tranquilli, in Italia, infatti sarebbe arrivato un virus meno potente e le terapie sono abbastanza soddisfacenti, la gran parte dei pazienti riesce a guarire stando in isolamento a casa propria seguendo una terapia farmacolagica a base di antivirali.

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Tumore alla prostata, dalla diagnosi alla cura

martedì 28 luglio 2009 di Silvia Soligon

test urina tumore

Una ricerca pubblicata sulla rivista Neoplasia ha dimostrato l’esistenza di un nuovo marcatore del tumore alla prostata: il gene di fusione NDGR1-ERG. Lo studio, condotto presso il Weill Cornell Medical Center dal team di Mark Rubin, mette a disposizione un modo più accurato per diagnosticare questo tipo di cancro e un potenziale nuovo bersaglio per la terapia antitumorale.

Le fusioni geniche sono dei riarrangiamenti nella struttura del DNA che causano l’unione di due porzioni di geni differenti. Queste aberrazioni sono presenti in molti tipi di cancro e anche nel caso del tumore alla prostata già in passato erano state identificate fusioni fra geni; in particolare, molti casi sono caratterizzati da un’espressione eccessivamente elevata del gene ERG dovuta proprio alla sua fusione con altri geni. Attraverso approcci di biologia molecolare gli autori di questo studio hanno identificato un nuovo gene, generato dall’unione tra ERG e il gene NDGR1.

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Distroglicano, la colla per i muscoli

martedì 28 luglio 2009 di Silvia Soligon

DistroglicanoOgni volta che compiamo uno sforzo le cellule muscolari sono sottoposte a un intenso stress meccanico, ma la loro membrana le protegge da ogni tipo di danno. Una ricerca condotta all’Università dell’Iowa, pubblicata da PNAS, spiega come ciò sia reso possibile: la proteina alfa distroglicano agisce come un collante legando le cellule all’ambiente circostante e impedendone la rottura.

I muscoli sono ancorati a uno strato di proteine extracellulari che formano la cosiddetta lamina basale. L’importanza di questa interazione è dimostrata dal fatto che nel momento in cui viene a mancare si sviluppano alcune distrofie, dette distroglicanopatie, in cui la cellula muscolare si distaccata dalla lamina basale. In particolare, in assenza di un numero sufficiente di zuccheri legati al distroglicano l’interazione non è abbastanza salda da garantire l’integrità del muscolo.

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La terapia contro il cancro che viene dalle nostre cellule

lunedì 27 luglio 2009 di Silvia Soligon

Par-4 topo cancroLa nuova speranza nella terapia contro il cancro viene dalle nostre stesse cellule e si chiama Par-4. In uno studio pubblicato da Cell, ricercatori dell’Università del Kentucky, guidati da Vivek Ragnekar, hanno dimostrato che questa proteina può uccidere le cellule cancerose senza danneggiare quelle sane.

L’attività antitumorale di Par-4 era già nota, ma fino ad oggi si riteneva che potesse agire solo sulle cellule che la producono. Lo stesso Rangnekar aveva generato, in passato, dei “supertopi” che, esprimendo questa proteina, non sviluppavano mai tumori e vivevano più a lungo rispetto alla norma. I nuovi risultati ottenuti indicano, invece, che Par-4 può essere secreta all’esterno degli elementi cellulari in cui viene sintetizzata; una volta all’esterno, lega alcune molecole presenti sulla superficie delle cellule cancerose – i recettori GRP78 – e induce il fenomeno dell’apoptosi, cioè le spinge ad un vero e proprio suicidio.

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Fibrosi Cistica: speranze dal miglustat

lunedì 27 luglio 2009 di Silvia Lisciani

farmaciIl miglustat, un farmaco usato per la cura di alcune patologie rare come la malattia di Gaucher, sembrerebbe in grado di  migliorare notevolmente i sintomi dei pazienti affetti da fibrosi cistica. Lo hanno dimostrato gli scienziati dell’Istituto di Biologia e Fisiologia Cellulare dell’Università di Poitiers.

La fibrosi cistica è una malattia genetica dovuta al malfunzionamento della proteina CFTR (cystic fibrosis transmembrane conductance regulator)  un canale responsabile del trasporto di cloro e sodio attraverso le membrane cellulari. Le mutazioni che colpiscono il gene della CTFR sono centinaia, la più comune è chiamata delF508, e causano tutte la produzione di muco denso in grado di ostruire i dotti delle ghiandole a secrezione esocrina e degli organi secernenti. Gli apparati più colpiti sono soprattutto quello respiratorio e quello digerente.

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