Cellule staminali per il fegato

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Quale miglior argomento se non quello delle staminali per iniziare il nuovo anno: le cellule totipotenti sono state impiegate per curare una gravi malattie al fegato.

In Brasile 15 persone sono state scelte tra quelle in lista d’attesa per il trapianto di fegato e sono state -su base volontaria- sottoposte a una terapia cellulare.

«Siamo ancora in una fase strettamente sperimentale» sottolinea Luiz Guilherme Costa Lyra, l’epatologo coordinatore della ricerca dell’ospedale Sao Rafael si Salvador di Bahia, emanazione del San Raffaele di Milano. «E deve essere molto chiaro che la terapia non è disponibile per nessun paziente al di fuori di quelli che abbiamo nel protocollo, inutile che qualcuno ci scriva per entrare nello studio». «Tuttavia» continua il ricercatore «bisogna ammettere che i risultati sono decisamente interessanti e abbiamo intenzione di proseguire sulla strada intrapresa».

La terapia a base di cellule staminali aveva già superato i test di sicurezza e di efficacia sugli animali e quelli di sicurezza sull’uomo e tre anni fa è iniziata la sperimentazione clinica di efficacia anche sull’uomo.

Gli specialisti del Sao Rafael di Salvador hanno coinvolto nell’esperimento un gruppo di persone la cui unica speranza era un trapianto di fegato, ma che ben difficilmente avrebbero ricevuto l’organo in tempo data la posizione in lista d’attesa. E la terapia cellulare ha consentito un significativo miglioramento delle loro condizioni.
I test sono iniziati nel 2000 sugli animali, dove le staminali sono riuscite a curare gravi sofferenze al fegato: fibrosi epatica, provocata da infezioni, da sostanze tossiche o da abuso di alcol.

Il procedimento consiste nel prelievo con una siringa di un po’ di midollo osseo dalla cresta iliaca (la sporgenza anteriore del bacino), nel successivo trasferimento del tessuto al laboratorio per l’isolamento e il trattamento delle cellule, e poi nella loro reinfusione nel fegato del paziente attraverso l’arteria epatica, il tutto nel giro di due ore e mezzo.
I buoni risultati di questa sperimentazione, confortati da contemporanee, analoghe, esperienze di due gruppi di ricerca in Giappone e Gran Bretagna, hanno convinto i ricercatori bahiani a fare il «salto» verso il test di efficacia (e non più soltanto si sicurezza) della terapia sull’uomo.

Bisogna chiarire che questo esperimento è stato possibile in Brasile perché la legge in questo Stato non obbliga la verifica sui primati prima di passare all’uomo e quindi prima che venga legalizzata in Europa dovrà passare ancora del tempo.

[via corriere]

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