Latte alla spina

distributore latte crudo

Da tempo nei luoghi di passaggio o in prossimità di grossi supermercati vengono installati distributori di latte fresco OGM free. Il latte alla spina venduto negli appositi dispenser seminati nei centri urbani ha un prezzo di 1 Euro (contro gli esosi 1, 50 – 2 euro del supermercato) con un risparmio effettivo del 20-30% e nessuno spreco inutile di imballaggi. Essendo crudo e quindi freschissimo il latte può essere bevuto entro 2 giorni dopodiché portandolo ad ebollizione lo si può conservare per altri due. Cosa succede al latte rimasto invenduto? Niente viene buttato anzi viene riutilizzato per ricotta e latticini. Il circolo virtuoso però si spezza nel momento in cui vengono a mancare le norme igieniche di base.

Le nuove regole per il latte al distributore sono stringenti e devono essere seguite soprattutto dai soggetti definiti a “rischio”, bambini, anziani, donne incinta, etc.
“Prodotto da consumarsi solo dopo bollitura”: questa la dicitura che dovrà essere esposta, in rosso e a caratteri di almeno quattro centimetri, sulle macchine erogatrici di latte crudo. La data di scadenza, inoltre, dovrà essere indicata dal produttore e non potrà superare i tre giorni dalla messa a disposizione del consumatore.

Ecco quanto riportato da SoldiBlog:

Il caso

Distribuzione più controllata per volontà di un’ordinanza ministeriale che fa seguito ai casi di bambini colpiti da sindrome emolitico uremica che hanno consumato latte crudo nei giorni precedenti: a oggi risultano dieci casi. In particolare, nel 2007 sono stati segnalati tre casi (a Rimini, Padova e Mantova) mentre nel 2008 ne sono stati segnalati sette (a Bolzano, Ancona, Bologna, Cremona, Mantova, Verona, Torino). La sindrome è correlata alla presenza del batterio Escherichia Coli 0157 che può essere presente negli animali da latte e trasmettersi all’uomo attraverso latte non pastorizzato e non bollito. L’obiettivo è garantire dunque la sicurezza dei consumatori, che in parte si sono affezionati a una tipologia di latte prodotta sul territorio, in un’ottica in cui l’uso della filiera corta è considerato positivo ma “deve avvenire – ha detto Martini – in sicurezza per i consumatori”.

Regole ferree

Sarà d’ora in poi vietato l’uso di bicchieri che possano incoraggiare a un consumo diretto, indicazione di bollitura anche su eventuali bottiglie presenti nelle macchine. E somministrazione di latte crudo vietata nella ristorazione collettiva e nelle mense scolastiche.

“Solo dopo la bollitura – ha detto il sottosegretario alla Salute Martini – il latte si può consumare in sicurezza. Soggetti più fragili sul piano sanitario, come bambini, anziani e portatori di patologie, sono più esposti a patologie che possono essere trasmesse con gli alimenti”. E dunque “la bollitura del latte, per chi vuole utilizzare questo tipo di prodotto, è una necessità”. Fra le disposizioni dell’ordinanza, si prevede che in caso di cessione diretta il produttore è tenuto a informare il consumatore con mezzi idonei (come opuscoli) sulla necessità di consumare il latte previa bollitura. Finora sono 862 gli allevamenti autorizzati alla produzione di latte crudo e 1111 i distributori registrati.

[foto terninrete]

Articoli correlati

Rispondi