La demenza senile e Alzheimer, per saperne di più

placca beta amiloide betaCalo di memoria, riduzione delle capacità cognitive: questa è la demenza senile.

Le cause di questa malattia sono circa un centinaio, vi si trovano tra queste

  • Morbo di Alzheimer
  • Età
  • Sesso
  • Traumi cranici
  • Fumo e pressione alta
  • Cultura
  • Fattore genetico

I malati di Alzheimer manifestano la malattia inizialmente con lievi cali di memoria, che con il tempo o meglio nell’arco di 3 o 20 anni, degenerano completamente. La malattia può essere divisa in 3 stadi:

  1. La fase iniziale è legata ad un lieve calo di memoria, si tende a ripetere e a chiedere le stesse cose a non ricordare qualcosa fatto da poco o in un tempo più lontano.
  2. La seconda fase denota l’incapacità o quanto meno la difficoltà nel compiere calcoli o attività impegnative che richiedono ragionamenti, la memoria continua a giocare brutti scherzi. Non si riesce a leggere e a parlare in meniare fluida e scorrevole.
  3. Nella terza fase non si riesce più d’assolvere i normali compiti, le azioni quotidiane come lavarsi, vestirsi, vengono dimenticate, o fatte in maniera confusionaria. Gli stadi finali sono i più tragici per la famiglia, il malato non riesce più ad articolare le parole, a mangiare da solo, ad essere autosufficiente insomma.

Almeno per ora la malattia viene diagnosticata con l’aiuto di parenti ed amici che spiegano al medico i comportamenti del paziente, non esiste un test, nè una cura. Quanto meno per ora nessuna terapia porta alla guarigione, fondamentalmente una cura a base di un recettore antagonista del N-metil-D-aspartato e la somministrazione di inibitori della colinestrasi può semplicemente assicurare una vita migliore al malato, rallentare l’avanzata della malattia.

Spesso tramite TAC, PET, RM e SPECT si può controllare il corso e gli sviluppi della malattia.

La vecchiaia si sa porta ad un naturale calo della memoria, perciò se un ottantenne non ricorda tutto non c’è da allarmarsi, fin quando è in grado di ragionare. Tuttavia si è giunti a conclusione che la malattia trova il maggior numero di malati al di sopra dei 65 anni e registra un’incidenza pari a 1 malato su 1000 al di sotto di tale età.

Sesso: si dice che siano le donne le più colpite, in realtà non si può fare un bilancio esatto, le donne sono in numero maggiore rispetto agli uomini, quindi il calcolo cala.

Traumi cranici: un trauma cranico dopo i 50 anni porta al possibile sviluppo della malattia

Cultura: pare che le persone più colte o comunque coloro che tendono a ragionare e a tenere sempre attivo il cervello, risultino meno colpite dal morbo.

Fattore genetico: in alcune famiglie dove sono presenti casi di nati down è presente un particolare gene che pare faccia scaturire la malattia. E’ stato rilevato per altro che il 50% dei malati ha nel proprio corredo cromosomico il gene apoE4, che pare sia una delle cause della malattia.

Ma perchè fino ad oggi la cura effettiva non è stata trovata? Perchè le cellule cerebrali, come sappiamo non sono rigenerabili. Il cervello umano sembrerebbe essere programmato, sin dalla nascita abbiamo un numero finito di neuroni non tutti impiegati e non tutti specializzati, questi neuroni costituiscono un sorta di scorta limitata che va a sostituire le cellule distrutte, motivo per cui dopo i 30/35 anni inizia a diminuire il peso effettivo del cervello ed inizia la distruzione o il deterioramento dei dendridi.

Detto ciò non creiamo allarmismi, capita a tutti di dimenticare qualcosa, ma non per questo dobbiamo essere per forza malati.

(qui sono riportati alcuni link in cui abbiamo già trattato il problema del morbo di A.)

Articoli correlati

Rispondi