Alzheimer: il ruolo della proteina CLIC1

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È stato pubblicato sulla rivista americana The Journal of Neuroscience, uno studio condotto presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’University College di Londra, che apre nuove possibilità di cura per il trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.

La proteina CLIC1 (chloride intracellular channel 1) riveste un ruolo nel processo di rilascio delle sostanze tossiche da parte del sistema immunitario del sistema nervoso centrale (SNC) in tante malattie neurodegenerative. Nel cervello dei malati di Alzheimer vi è una presenza in eccesso di aggregati di proteina beta-amiloide (ßA), i quali provocano una iperattivazione delle cellule microgliali (il sistema immunitario dell’SNC), stimolando una massiccia produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e di altre sostanze.

I ROS svolgono una doppia funzione: mobilitano altre cellule immunitarie contro l’eventuale infezione, ma svolgono anche un’azione fortemente neurotossica all’origine della neurodegenerazione.

La proteina CLIC1 e il meccanismo molecolare oggetto dello studio entra in gioco con la produzione di ROS da parte delle cellule microgliali, processo affidato all’enzima NADPH ossidasi e alla relativa reazione ossidativa. Normalmente situata nel citoplasma delle cellule microgliali, la proteina CLIC1, in un ambiente fortemente ossidante come quello generato dall’attivazione della NADPH ossidasi, cambia conformazione, aumenta la sua presenza nella membrana cellulare e assume la funzione di canale selettivo per lo ione cloro, divenendo a sua volta un elemento propulsivo al processo ossidativo.

La proteina, fungendo da canale ionico selettivo per il cloro, compensa la perdita di elettroni causata dall’ossidazione e garantisce la corrente di cloro sostenendo quindi la produzione dei ROS responsabili della neurodegenerazione.

Lo studio ha verificato che, inibendo la corrente di cloro dovuta a CLC1, è possibile rallentare la produzione di ROS da parte della NADPH ossidasi, aprendo la strada all’individuazione di un possibile obiettivo farmacologico nel trattamento dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.

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