Ultrasonografia per individuare lesioni vascolari polmonari

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A Forlì è stata impiegata la ultrasonografia per individuare lesioni vascolari polmonari, evitando indagini invasive e cruente. Lo studio del prof. Venerino Poletti, intervistato su questo blog sulla “Pinza Jumbo e biopsia polmonare” e diventato nel frattempo segretario europeo della Società di Medicina Respiratoria, è stato pubblicato sull’European Respiratory Journal.

Le indagini “soft” sul polmone sono una realtà clinica già da qualche tempo. In particolare è conosciuto l’utilizzo della “ultrasonografia” per individuare “lesioni linfonodali mediastiniche “, osservando in “tempo reale” l’ago che campiona la struttura scelta per il prelievo.
Lo studio delle lesioni dei grossi vasi polmonari era però considerato possibile con indagini radiologiche o –in casi particolari – con indagini bioptiche chirurgiche.

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Il team della Unità Operativa di Pneumologia Interventistica dell’Ospedale Morgagni (Forlì) da me diretto ha descritto il valore della ultrasonografia endobronchiale anche nello studio dei vasi polmonari. Il lavoro è stato giudicato interessante dalla Comunità Scientifica internazionale ed è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista “European Respiratory Journal ” col titolo “Diagnosis of pulmonary thromboembolism with endobronchial ultrasound”. Primo autore il dottor Gianluca Casoni. Lo studio è stato realizzato utilizzando l’ecografo endobronchiale (ebus) recentemente donato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì all’Ospedale forlivese.

Il report descrive l’utilizzo della ultrasonografia endobronchiale nella diagnosi differenziale fra tromboembolia polmonare e sarcoma della arteria polmonare. Di solito la diagnosi di tromboembolia polmonare avviene facilmente e in sicurezza con la angiotac. Nel caso oggetto dello studio, ci si trovava di fronte ad una condizione clinica molto particolare. Un giovane presentava una lesione difficilmente interpretabile con la sola tac (semplice tromboembolia o raro tumore maligno della parete della arteria polmonare? ). Normalmente la diagnosi differenziale definitiva avrebbe previsto una biopsia chirurgica, procedura alquanto invasiva, soprattutto se la diagnosi finale fosse stata di lesione non neoplastica. L’ultrasonografia endobronchiale ha così permesso di vedere, senza essere invasivi, ma ottenendo lo stesso risultato, quello che i Cardiologi vedono con l’ecocardiografia in sedi anatomiche differenti e fino ad oggi ritenute più facilmente raggiungibili.”

Un’idea originale premiata da un risultato positivo.
L’utilizzo della nuova apparecchiatura ha comportato, e anche lo studio appena pubblicato lo dimostra, una riduzione fortissima degli errori con un aumento della sensibilità diagnostica, soprattutto nelle lesioni di piccoli dimensioni o nelle lesioni poste in sedi difficilmente accessibili.

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