Umiliato un bambino autistico al Carrefour di Assago

Occupandosi di social networking o, anche semplicemente, dando un occhio ai movimenti su Technorati, è possibile vedere un’anomalia riguardo la parola “Carrefour”. Il motivo per cui ne parlo qui, e che ha dato il là alle polemiche (spesso anche feroci) contro l’azienda, è stata l’email inviata da una cliente al supermercato e successivamente ripubblicata sul proprio blog.

Tutto accade una mattina a lei e a suo figlio autistico.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. […] Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? […]

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!”. Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare.

E fin qui c’è da dire “Vergogna!”, purtroppo non è finita.

Il racconto prosegue con altri particolari, tra il quale uno che forse scuote di più gli animi: la stupidità di una donna (probabilmente) dipendente Carrefour che, invece di parlare, potrebbe pensare un po’ di più.

In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Si spera sempre che non sia questa la maggioranza d’Italia, fatta invece di gente in grado di capire e condividere. Come ho detto in altre sedi, sicuramente la rabbia rivolta a Carrefour è esagerata, visto che le colpe (se di questo vogliamo parlare) sono delle persone presenti in quel momento che, tuttavia bisogna ricordarlo, sono nelle loro funzioni rappresentanza attiva dell’azienda.

Purtroppo il problema è più profondo e riguarda tutta quella sfera di ignoranza e stupidità che alegga intorno a persone che vedono come diverso tutto ciò che non è uniformato. Molto grave e, ripeto per l’ennesima volta, vergognoso.

Concludo con un altro passaggio dello “sfogo” di una mamma ferita, giusto per ricordare che lo Stato c’è e prevede queste cose:

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:
-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Le scuse pubbliche e qualche provvedimento disciplinare dovrebbero essere il primo intervento di un’azienda grande come il Carrefour, che finora ha rilasciato solo questa risposta ufficiale:

Il Gruppo Carrefour Italia è profondamente sorpreso e sinceramente dispiaciuto dell’accaduto riferito dalla Signora, fatto che non rientra assolutamente nelle nostre filosofie e nei comportamenti dei nostri collaboratori.

Non possiamo che confermare che il nostro costante impegno è rivolto alla soddisfazione dei nostri Clienti, al totale rispetto delle loro esigenze ed aspettative, dai più piccoli ai più grandi.
L’etica è alla base della nostra attività e condizione imprescindibile del comportamento dei nostri collaboratori.

Il tour Disney Cars, realizzato presso il Carrefour di Assago e programmato in altri ipermercati della nostra rete che ne fanno da cornice, rientra pienamente in questo nostro impegno: abbiamo voluto offrire ai bambini ed alle loro famiglie un momento di divertimento.

Affinché i piccoli frequentatori degli ipermercati potessero vivere per un attimo dentro la “favola”, l’organizzazione è stata curata nei minimi dettagli, anche attraverso l’ausilio di società esterne. Tutte le persone coinvolte sono state adeguatamente selezionate ed informate circa la filosofia aziendale ed i comportamenti necessari.

Abbiamo preso contatto con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.

Ci auguriamo peraltro che un singolo sfortunato episodio non pregiudichi il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le migliaia di Clienti che ogni giorno frequentano i nostri punti di vendita e che ci scelgono anche per i valori che contraddistinguono la nostra insegna.

Molti cordiali saluti

Gruppo Carrefour Italia

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9 Risposte a “Umiliato un bambino autistico al Carrefour di Assago”

  1. Dr sandri scrive:

    rendiamoci tutti conto delle gente che esiste al mondo. Una frase simile penso sia la peggiore offesa per una persona che non ha fatto nulla.

    La risposta del carrefour è apprezzabile ma sembra tanto una delle solite risposte precotte firmate dal totale anonimato di uma segretaria alla quale hanno detto “rispondi te”

  2. Renzo Forte scrive:

    un fatto di ordinaria ignoranza inqualificabile..

    Un’azienda seria avrebbe dovuto cercare persone capaci di trattare con i bambini, a volte basta veramente poco: farli divertire o redersi complici. Purtroppo quì in primo piano non c’erano i bimbi ma i lauti guadagni generati da questa operazione marketing.

    Un abbraccio virtuale al bimbo

  3. Federico Illesi scrive:

    Quando ho letto l’accaduto non volevo crederci, avrei giurato che una qualsiasi persona vedendo un’altra donna in lacrime e sentendo il problema del figlio, avrebbe chiesto al fotografo di rifare la foto non certo di rispondere con un’ignoranza e cattiveria gratuite.

  4. Gianluca scrive:

    Non so…. io sono padre di due bimbi, uno con probblemi… leggendo sono rimasto paralizzato, con le orecchie ovattate dalla rabbia, ho scritto a carrefour italia e francia.

  5. ...time is what you make of it... scrive:

    Blogger e responsabilità….

    Internet è uno strumento potentissimo. La gente lo usa per discutere, mantenere i contatti, comunicare sentimenti ed emozioni. I più giovani vanno anche oltre, riuscendo a fare di internet il loro modo di vivere. Sono i figli di Youtube, dei blog, de…

  6. Roberta scrive:

    Vergogna! Fate schifo!!!Non entretò più nei vostri stonzimercati!

  7. Filippo scrive:

    Sì è vero, la reazione del fotografo è stata sicuramente esagerata, indipendentemente dai problemi del bambino avrebbe dovuto comportarsi in altro modo. La signora: ahimé c’è gente molto ignorante a questo mondo e per le loro doti intellettuali alcuni di loro sono riusciti addirittura a trovare lavoro al carrefour come impiegati! Complimenti voi sì che siete intelligenti! Il bambino non ha colpe, l’autismo non è facile da gestire. Il Carrefour penso abbia risposto in modo adeguato, spero che vengano davvero presi dei provvedimenti seri, soprattutto per il fotografo, e che non finisca tutto all’ar.ia

  8. Filippo scrive:

    del resto non si può certo additare un’intera azienda per il comportamento di due idioti, siamo realisti. La colpa deve ricadere solo sulle persone citate sopra. Il Carrefour resta quindi un ottimo supermercato, non c’è bisogno di non andarci più per infantile e alquanto inutile protesta..

  9. maria scrive:

    mi sconcerta sentir dire che “non si può additare un’intera azienda per il comportamento di due idioti”. se una azienda grande come il Carrefour non si è ancora resa conto che a rappresentarla agli occhi dei clienti, ai NOSTRI occhi, sono le persone addette al contatto col pubblico, i suoi dipendenti, i suoi fotografi, il suo personale, penso che abbia pianificato molto male la propria politica di marketing. i vertici non possono controllare personalmente la condotta dei propri dipendenti? dovrebbero.

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