Conservazione staminali da liquido amniotico

Da oggi è possibile, anche in Italia, attraverso il Bioscience Institute di San Marino e la BioCell di Busto Arsizio, mettere a frutto le enormi potenzialità delle cellule staminali estratte dal liquido amniotico utilizzato per l’effettuazione dell’amniocentesi, esame di diagnosi prenatale molto diffuso. Si tratta di un’ulteriore opzione che viene messa a disposizione dei genitori del nascituro e che si aggiunge a quella largamente sperimentata ed efficace delle cellule staminali da sangue del cordone ombelicale.

In concreto, e senza comportare variazione alle normali procedure dell’amniocentesi, basta non buttar via, come avviene adesso, i primi tre millilitri di liquido amniotico estratti e inviarli tramite corriere al Bioscience Institute di San Marino.
In laboratorio, da questo piccolo quantitativo di liquido aminiotico, vengono estratte le cellule staminali, analizzate e avviate al congelamento programmato fino a raggiungere i – 196° C dei contenitori criobiologici ai vapori di azoto, dove saranno conservate per venti anni.
Tutti i processi sono effettuati in camere sterili (camere bianche) in condizioni di assoluta sicurezza biologica, garantita dalla certificazione gmp (Good Manufacturing Practice), il più elevato standard qualitativo riconosciuto all’interno dell’Unione Europea.

L’operazione è sicura e di facilissima realizzazione attraverso uno specifico kit di prelievo che la futura mamma consegnerà al ginecologo prima di effettuare l’amniocentesi.
È assolutamente fondamentale precisare che la conservazione di staminali da liquido amniotico non è né sostitutiva né alternativa di quelle delle staminali da cordone ombelicale, poiché le  staminali del liquido amniotico hanno caratteristiche differenti. Studi effettuati dal Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Seoul – Womens University, recentemente pubblicati (Cell Proliferation – 2007 febbr), hanno dimostrato la sensazionale capacità delle cellule staminali del liquido amniotico di permanere in coltura per otto mesi, subire ben 27 passaggi di espansione cellulare e amplificarsi fino a 66 volte senza perdere la capacità di differenziarsi e diventare senescenti. Da considerare che altre cellule staminali adulte, come quelle del cordone ombelicale e del tessuto adiposo, hanno una capacità di espandersi decisamente inferiore.

Nel liquido amniotico, infatti, è stato individuato un tipo di cellula che presenta molte delle caratteristiche delle cellule embrionali umane, compresa la capacità di svilupparsi in elementi del sistema nervoso centrale, cellule muscolari, e in altri tessuti che potrebbero essere usati per trattare una grande varietà di malattie (De Coppi P. Et al. Nature Biotechnology 25: 100-106, 2007).

«Le cellule staminali derivate dal liquido amniotico», afferma il prof. Carlo Ventura, direttore scientifico di Bioscience Institute e direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Bioingegneria delle cellule staminali dell’Università di Bologna, «sono potenzialmente utilizzabili a fini terapeutici attraverso la cosiddetta “medicina rigenerativa“, poiché si isolano facilmente, si moltiplicano in fretta e sembrano versatili come quelle dell’embrione. Oltre alla facile reperibilità e a non determinare problemi di tipo etico, le staminali del liquido amniotico sembrano avere il vantaggio di non andare incontro a trasformazione tumorale, uno dei rischi associati alle staminali embrionali vere e proprie».

Presso il Bioscience Institute di San Marino sono da tempo in corso ricerche per lo studio delle implicazioni terapeutiche di diverse tipologie di cellule staminali adulte isolate da diverse sorgenti, quali cordone ombelicale, midollo osseo, placenta a termine e tessuto adiposo.
È attualmente in atto una collaborazione tra il Bioscience Institute e la dottoressa Margherita Maioli del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari per la caratterizzazione delle proprietà biologiche delle cellule staminali del liquido amniotico. In particolare, si cercherà di analizzare a fondo la possibilità di trasformare tali cellule in cellule adulte, quali cellule muscolari cardiache, ossee, sanguigne, nervose, del grasso ed epatiche.

Questa nuova opportunità offerta alle future mamme è frutto della collaborazione tra BioCell e Bioscience Institute, «La condivisione dei protocolli di ricerca e delle procedure», afferma Giuseppe Mucci, amministratore delegato di Bioscience Institute, «costituisce una ulteriore integrazione e un fattore aggiuntivo di articolazione delle attività di conservazione e ricerca del nostro istituto che, di fatto, amplia le possibilità di prevenzione messe a disposizione degli utenti da Bioscience Institute. La conservazione di cellule staminali autologhe da liquido amniotico, cordone ombelicale e tessuto adiposo, in caso di necessità, permette di disporre di maggiori quantitativi di cellule staminali. Un’assicurazione biologica di cui avvalersi a scopo terapeutico per la rigenerazione di organi e tessuti, oltre che per la cura di numerose patologie ematologiche, immunologiche, metaboliche e oncologiche».

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Una risposta a “Conservazione staminali da liquido amniotico”

  1. cellule staminali scrive:

    interessante articolo, speriamo che l’impiego delle cellule staminali possa rivelarsi utile nella cura di molte malattie.

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