Morte in culla – novità

La sindrome della morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome- SIDS) è un evento tragico che nei paesi occidentali rappresenta ancora la principale causa di morte nel primo anno di età. La concomitanza di fattori di rischio genetici ed ambientali rende particolarmente difficile individuarne le cause.

Uno studio pubblicato su Science offre ora importanti indicazioni per la conoscenza della sindrome grazie all’osservazione su un modello animale. In topolini appena nati, infatti, è stato riscontrato che livelli più alti del normale di un tipo di recettori della serotonina possono causare una morte improvvisa con caratteristiche molto simili alla SIDS. La ricerca è firmata da Cornelius Gross dell’European Molecular Biology Laboratory di Roma e da Renato Corradetti, Boris Mlinar, Elisabetta Coppi del Dipartimento di Farmacologia preclinica e clinica dell’ateneo fiorentino.

“Fra i fattori di rischio genetici per la SIDS sono state rilevate alterazioni dell’espressione di canali ionici a livello cardiaco e di sistemi recettoriali cerebrali – spiega Renato Corradetti – Una particolare rilevanza sembrano avere le alterazioni del sistema serotonergico cerebrale che si sono riscontrate in bambini deceduti in culla sotto forma di displasie o immaturità di nuclei serotonergici, modificazioni di recettori serotonergici e polimorfismi del gene che codifica per il trasportatore della serotonina. Nonostante queste indicazioni, nessun modello di topo transgenico che introducesse queste alterazioni del sistema serotoninergico aveva prodotto un quadro simile alla SIDS. E’ stato quindi motivo di sorpresa – sottolinea Corradetti – per il gruppo guidato da Gross riscontrare che un topolino generato allo scopo di studiare il ruolo del sistema serotonergico nell’ansia e aggressività dimostrasse importanti analogie con la morte in culla”.

La caratteristica più interessante di questo modello è che circa la metà dei topolini muoiono a seguito di una grave crisi di rallentamento del ritmo cardiaco tra la seconda e la decima settimana di vita, una finestra temporale che nel topo può essere considerata analoga a quella che si ritrova nella “morte in culla”. Un’ulteriore similitudine è che le morti avvengono durante il periodo corrispondente a quello del sonno nell’uomo.

“Il topolino è modificato geneticamente per ottenere un aumento di espressione del recettore serotonergico 5‑HT1A selettivamente nelle cellule serotoninergiche dei nuclei del rafe, da cui originano tutte le proiezioni che liberano serotonina a livello del sistema nervoso centrale. Queste cellule hanno, fra le loro azioni, quella di modulare, in maniera molto complessa, l’attività di centri di regolazione cardiorespiratoria in risposta a varie stimolazioni quali episodi di apnea o ambientali di varia natura – aggiunge Corradetti – La funzione del recettore 5‑HT1A sul corpo delle cellule serotonergiche è quella di riconoscere la serotonina liberata dalle cellule stesse e di limitare l’attività delle cellule serotonergiche sulla base dei livelli di serotonina presenti intorno al corpo cellulare, attraverso un fenomeno denominato autoinibizione la cui azione diviene funzionalmente rilevante nelle fasi di risveglio e di veglia. E’ facilmente comprensibile come un’alterazione di questo meccanismo funzionale di regolazione dell’attività dei nuclei serotonergici possa produrre numerose e complesse alterazioni sia delle funzioni cardiorespiratorie che delle funzioni superiori, come l’umore e lo stato di ansia, regolate dall’attività serotonergica”.

Renato Corradetti ed i suoi collaboratori Boris Mlinar, Elisabetta Coppi e Gilda Baccini si interessano da vari anni al fenomeno dell’autoinibizione mediata dai recettori 5‑HT1A sulle cellule serotonergiche del rafe e hanno sviluppato specifiche competenze nello studio elettrofisiologico di questi meccanismi di autoregolazione. L’applicazione di queste conoscenze ha permesso di ideare protocolli sperimentali che consentissero lo studio dell’autoinibizione in vitro, date le ovvie difficoltà che si interponevano per la realizzazione di registrazioni in vivo dell’attività delle cellule serotonergiche nelle varie fasi di attività circadiana del topolino.

L’interesse del modello animale studiato sta anche nel fatto che per la prima volta è possibile correlare la SIDS con un’alterazione funzionale del sistema serotonergico e, in particolare, con un aumento funzionale dell’autoinibizione nei nuclei serotonergici. “Sebbene per il momento non sia possibile affermare che questo topo transgenico riproduca il complesso di fattori di rischio genetici e funzionali riscontrabili nella morte improvvisa del lattante – conclude Corradetti – la sua disponibilità per una ricerca mirata permetterà di ipotizzare e investigare nuovi possibili bersagli di intervento in questa patologia del bambino causata da fattori tuttora ignoti”.

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