Donna senza vagina

ginecologo

La mancanza della vagina è una sindrome molto rara, chiamata Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser, che si è presentata a una ragazza di Pieve di Cadore.

Lei dopo aver tentato invano di aver rapporti con il proprio partner si è decisa a recarsi presso il ginecologo Carlo Cetera dell’ospedale della città bellunese. A dire il vero due anni prima, all’età di 16 anni, era andata da un altro ginecologo perché non aveva ancora avuto le mestruazione. In questo caso però il medico si è limitato a dire che si trattava di un semplice ritardo, senza sottoporre la paziente a una visita vera e propria.

Il dottor Cetera (in foto) dopo un esame alla zona genitale riporta: «Apparentemente, almeno per quanto riguarda l’esterno, è tutto nella norma. Ma quando provo a controllare la vagina, mi accorgo, incredibilmente, che non c’è. Il canale è chiuso da una parete di tessuto cicatriziale: come una porta murata. Un’ecografia, eseguita subito dopo, conferma: la vagina non esiste, non si è mai formata, mentre è presente un piccolo abbozzo di utero, e ci sono le ovaie, perfette, e le tube».

L’esame urografico porta alla scoperta che la ragazza possiede solo un rene, dovuto sempre per problemi congeniti di cui fa parte la sindrome.

L’intervento chirurgico, unica soluzione alla patologia, consiste in un’operazione abbastanza semplice dal punto di vista tecnico, ma impegnativa per quanto riguarda il “postoperazione”.
Si deve incidere il tessuto cicatriziale che blocca la vagina e scollarlo, piano piano, creando una cavità che permetta il passaggio del pene.
Il problema è che l’organismo tende a richiudere quasi subito questi spazi e, per evitarlo, bisogna usare apposite protesi, di cristallo o di teflon, che vanno lasciate nella nuova cavità giorno e notte, almeno per i primi tre mesi. Poi, per altri tre mesi, solo la notte.

Le protesi, che hanno grosso modo le dimensioni di un pene, vanno spalmate con una crema a base di estrogeni, per favorire la formazione di una mucosa simile a quella della vagina vera. Devono essere tolte solo durante i rapporti sessuali, che possono iniziare due mesi dopo l’operazione e vanno, anzi, incentivati. Un lubrificante ad hoc aiuta, all’inizio, la penetrazione. E il clitoride (che era già presente) consente alla donna di arrivare all’orgasmo.

La donna ora si è sposata, sta benissimo e anche se sterile può finalmente essere felice con il suo partner.

[foto professor Carlo Cetera]

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