Il donatore di organi non era morto

espianto organi trapianto donatoreUn uomo deceduto, in seguito a un infarto al miocardo, viene sottoposto dopo circa un’ora dalla morte a espianto degli organi, ma quando i chirurghi cominciano a operare l’uomo riprende conoscenza, insomma è proprio il caso di dire che l’espianto di organi gli ha salvato la vita.
Sembra la trama di un film dell’horror invece è accaduto veramente qualche mese fa nell’ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigie; ne ha dato notizia le Monde.

Il malcapitato paziente francese di 45 anni, di cui non si conoscono le generalità, dopo essere stato colpito da infarto del miocardio in una strada di Parigi è stato subito soccorso dai medici dell’ambulanza chiamata sul posto, ma senza riuscire a rianimarlo.
È stato quindi trasportato d’urgenza all’ospedale per tentare la dilatazione delle coronarie (l’infarto miocardico è dovuto alla formazione di un grumo di sangue o coagulo che ostruisce un’arteria coronarica), ma dalle analisi si è evidenziata l’impraticabilità della dilatazione.

L’uomo, dopo un’ora e mezza dall’arresto cardiaco, è stato dichiarato come potenziale donatore d’organi. In Francia (come in altri Stati europei), infatti, un paziente “a cuore fermo”, non cerebralmente morto, ma non più rianimabile, grazie a un programma sperimentale del 2007 emanato dall’Agenzia della biomedicina, resosi necessario dalla penuria di organi disponibili per i trapianti, fa diventare il paziente un donatore di organi.

L’équipe di chirurghi si è quindi preparata per eseguire l’espianto degli organi, ma subito dopo aver iniziato a incidere la cute, si è accorta che il paziente reagiva agli stimoli dolorosi e ha anche iniziato a respirare spontaneamente.
Per la cronaca ora il paziente cammina autonomamente e parla.

Nella sola Francia più di 13.000 persone sono in lista d’attesa per ricevere un trapianto e nel 2007 si sono registrati 231 decessi riconducibili direttamente alla mancanza di organi.
L’iniziativa che definisce un paziente deceduto se a cuore fermo, anche senza l’encefalogramma piatto, ha permesso di eseguire una sessantina di trapianti salvando altrettante persone da morte certa.

In Spagna, ad esempio, il prelievo da donatori dichiarati morti per mancanza di attività cardiaca rappresenta a Barcellona e Madrid rispettivamente il 20% e il 63% degli espianti, con risultati equivalenti ai prelievi su donatori in stato di morte cerebrale.
Nei Paesi Bassi, i prelievi su donatori morti per mancanza di attività cardiaca rappresentano il 30% della totalità degli espianti renali.

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9 Risposte a “Il donatore di organi non era morto”

  1. Bitonci S. scrive:

    Immagino che molti mi daranno contro però penso che quest’uomo comunque porterà con sé i segni di questa “avventura”, mentre facendo l’espianto si salvano mediamente 4 5 persone a seconda della condizione degli organi interni.

    Con questo non voglio dire che sarebbe stato meglio se fosse morto, anzi, però nello stesso tempo auspico che non venga interrotto tale protocollo ala luce di questo fatto così fuori dal comune.

  2. Sergan scrive:

    Mah… io non capisco perchè l’europa non investe in tecniche di clonazione degli organi invece di insistere sulla donazione e l’espianto da cadavere (che tutti sappiamo essere poco efficiente e moralmente inviso da molti)

  3. valentina scrive:

    cclonare gli organi è una procedura assai dispendiosa e come sempre si sceglie la via meno dispendiosa.

  4. antipredazione scrive:

    LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
    E LA MORTE A CUORE BATTENTE
    24124 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
    Tel. 035-219255 – Telefax 035-235660
    lega.nazionale@antipredazione.org
    http://www.antipredazione.org
    nata nel 1985

    COMUNICATO STAMPA
    Anno XXIV n.11
    12 Giugno 2008

    ——————————————————————————–

    PRONTO PER L’ESPIANTO
    MA IL PAZIENTE DICHIARATO MORTO PER ARRESTO CARDIACO ERA VIVO
    la carenza di organi ispira ai medici nuovi crimini

    Il fatto risale al febbraio 2008 a Parigi: un 45enne vittima di un infarto per strada viene rianimato in ambulanza per 10 minuti e consegnato all’ospedale La Pitiè-Salpetriè che lo considera “morto per arresto cardiaco”, ma continua la rianimazione per trasformarlo in donatore. L’équipe dell’espianto tarda a venire e i medici nell’attesa sono costretti a praticare il massaggio cardiaco per un’ora e mezza, non per salvarlo ma per mantenere l’attività circolatoria elemento indispensabile per ottenere organi (reni) utili al trapianto. In sala operatoria il suo cuore riprende a battere autonomamente, il paziente dà segni di sofferenza: è vivo.
    Quel ritardo è stato provvidenziale, ora parla e cammina. Ma i medici hanno fretta di procacciare i reni per coloro che sono in lista d’attesa: una équipe puntuale lo avrebbe ucciso.

    A lato della falsa “morte cerebrale”dichiarata d’autorità a cuore battente su persone ventilate, per ottenere organi vivi pulsanti, si sta diffondendo un nuovo stratagemma sanitario praticato a tradimento in alcune nazioni: la morte dichiarata in arresto cardiaco precoce di soli 2/5 minuti. Aprendo a questa ulteriore definizione di morte, i medici trapiantisti sperano di incrementare il numero di organi disponibili, ma la comunità medica è divisa su questo modo di procedere.
    “E’ palese che le definizioni di morte sono state distorte per ottenere organi da trapiantare”, dice il prof. Dr. Massimo Bondì chirurgo e patologo generale “la morte cerebrale non è morte, ma nella migliore delle ipotesi è prognosi di morte” e aggiunge “la morte cardiaca precoce dichiarata in 2/5 minuti non è morte perché è una situazione potenzialmente reversibile, quindi si deve parlare di omissione di soccorso”. Ciò dimostra che gli organi non sono mai presi dai morti, ma sempre dai vivi o dai morenti.
    L’aspetto più grave della “donazione” in arresto cardiaco è la prassi di somministrare farmaci come anticoagulanti prima o all’atto della rimozione della ventilazione col solo fine di preservare gli organi durante l’espianto e non a favore del paziente.
    Sembra inoltre che i medici abbiano dimenticato che esiste la “morte apparente”, soprattutto negli infartuati, dove il movimento vermicolare delle fibre muscolari del miocardio garantisce una circolazione subliminale che manda ossigeno al cervello, per cui il cuore può riprendersi, se gli si lascia il tempo necessario. Tale movimento non è percepito dall’elettrocardiogramma (ECG). Sono segnalati circa 1000 casi all’anno di “morti apparenti” nel registro europeo. Sarebbe interessante verificare se nelle nazioni che hanno introdotto i programmi sperimentali per l’espianto in “presunto arresto cardiaco”, i casi di “morte apparente” siano diminuiti. Sarebbe la prova che i pazienti vengono uccisi dalla fretta di espiantare.

    In Italia per legge “l’accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da un medico (anche non cardiologo ndr) con il rilievo grafico dell’elettrocardiogramma (ECG) protratto per 20 minuti primi” o dopo 24 ore di semplice osservazione e nel dubbio di “morte apparente” 48 ore.

    Viene spontanea una domanda: dopo la sospensione autoritaria della ventilazione su un cosiddetto “morto cerebrale” non donatore, qual è l’attesa prima di considerarlo morto cardiaco? Dopo 20 minuti o è subito considerato morto e usato per reni e tessuti? Possiamo veramente escludere che i nostri medici nel chiuso delle sale operatorie non espiantino i reni subito dopo il presunto arresto cardiaco?
    Abbiamo le prove che l’Italia sta lavorando al nuovo stratagemma sanitario. L’Italia impara dalla Spagna dove il 30% degli espianti di reni è fatto con questo trucco, come in USA, Canada, Inghilterra, Francia.
    Il dibattito pubblico è stato tacitato ovunque nell’interesse dell’industria trapiantistica.

    Comitato medico-scientifico
    Prof. Dr. Massimo Bondì
    L. D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Consiglio direttivo
    Presidente
    Nerina Negrello

  5. medmax scrive:

    Mi perdoni dr. bondì ma tutto ciò che dite e fate mi pare una gran cavolata che in un Paese civile non dovrebbe nemmeno esistere.

    Secondo il suo pensiero è giusto attendere giorni per verificare se per sbaglio un morto “resusciti” come Lazzaro e lasciar morire nel frattempo numerose persone in lista d’attesa per un organo? Ridicolo.

    Con la sua definizione di “industria trapiantistica” non fa altro che spaventare potenziali donatori di organi e contemporaneamente si rende responsabile di almeno altrettante morti per non aver ricevuto in tempo il tessuto.

  6. mariangela scrive:

    Scusa ma si dice “prelievo” di organi, non “espianto”. L’espianto è quando si preleva un organo precedentemente trapiantato.

  7. ELENA scrive:

    Caro Medmax, spero con tutto il cuore che l’atroce destino di svegliarsi in sala operatoria mentre ti strappano gli organi capiti a te, così capirai cosa significa “industria trapiantistica” di cui parlava il dr.Bondi.

  8. Paolo scrive:

    Caro Medmax,
    sul principio che prelevando più organi da un solo individuo ne salviamo 4-5 potremmo anche partire direttamente espiantando organi a persone sane e perfettamente viventi tanto la proporzione 4 vivi contro un morto è vantaggiosa.
    Oppure si può dire che un moribondo potrebbe al massimo tornare ad una vita con handicap, a quel punto meglio 4-5 trapiantati piuttosto che un disabile. Mi sembrano ragionamenti un po’ nazi o sbaglio? Nei paesi civili non si uccide un moribondo senza avere tentato tutte le strade possibili per rianimarlo. Per gli edemi cerebrali si dovrebbero praticare drenaggi che obbligherebbero ad un intervento neurochirurgico votato al tutto per tutto che ovviamente contrasta con i protocolli di espianto. Si viene invece sottoposti a ventilazione forzata per poi dimostrare come senza questo ausilio il paziente non sia in grado di respirare autonomamente: peccato che non venga praticato il necessario “svezzamento” cui tutti i pazienti hanno diritto dopo intervento chirurgico, ma non i donatori predestinati.
    Oltre a tutto ciò, peccato che spesso si trascuri di dire che molti trapiantati abbiano vita breve, debbano ricorrere ad un secondo trapianto, oppure che i trapiantati a fine anno siano figli del raggiungimento del budget ed abbiano ricevuto organi decisamente meno compatibili dei trapiantati ad inizio anno. Tutte cose rilevabili e vere: basta lavorare in un centro di riabilitazione per trapiantati. Ma il buon Medmax dal suo punto di osservazione queste cose non le intravvede nemmeno.
    Perdonatelo.

  9. cecarma scrive:

    Carissimi tutti,
    ma vi siete degnati di fare le pulci alla legge italiana sulle porcedure di prelievo degli organi da cadavere, e soprattutto in quali condizioni gli organi possono essere prelevati? E si continua a parlare erroneamente di morte cerebrale, quando dovremmo parlare di morte di tutto l’encefalo (sottile ma importantissima differenza). Avete idea di quanto costi alla società un operazione di trapianto ed il mantenimento del paziente trapiantato? Non ha nessun vantaggio economico sociale: per quanto possa produrre ricchezza, in qualsiasi forma la si voglia declinare, un trapiantato non sarà mai in grado di ripagare il suo costo sociale. I trapianti d’organo, come sono concepiti in Italia, sono la più alta forma di soliderietà umana che possiamo permetterci, e credo francamente che sia una delle pochissime cose di cui noi italiani possiamo andare fieri.

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