SLA nuove speranze dal TDP-43

proteina tdp-43L’Ufficio Filo Diretto con i pazienti del Comitato Telethon Fondazione Onlus informa che è stato recentemente pubblicato un articolo sulla SLA, che vi riporto qui sotto. L’autore della scoperta è il Dottor Francisco Baralle.

La sclerosi laterale amiotrofica, chiamata SLA o anche “morbo di Lou-Gehrig”, è una grave malattia neurodegenerativa e progressiva che colpisce i motoneuroni. La comparsa di questa malattia porta il paziente alla perdita progressiva dei motoneuroni centrali e periferici con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che per la sua sopravvivenza.

In Italia, l’incidenza di questa malattia è di circa sei ammalati ogni 100.000 abitanti. Generalmente si ammalano di sla individui di entrambi i sessi e di età superiore ai 20 anni. Dal punto di vista molecolare, già si conosceva che nei pazienti affetti da sla erano presenti delle caratteristiche inclusioni proteiche la cui composizione è rimasta a lungo tempo sconosciuta al mondo scientifico.

Nel 2006, uno studio condotto dall’Università di Pennsylvania sulla rivista Science ha permesso di individuare una nuova proteina, TDP-43, quale la maggior componente di queste inclusioni citoplasmatiche. Non solo, ma inclusioni citoplasmatiche formate da TDP-43 si sono anche ritrovate in un numero crescente di altre sindromi neuodegenerative quali la Demenza Frontotemporale, allargando quindi lo spettro di malattie in cui questa proteina potrebbe rivestire un ruolo importante.

Al momento, l’esatta funzione di TDP-43 nelle cellule neuronali non è conosciuta. Molta attenzione viene quindi dedicata a caratterizzare meglio le sue proprietà biologiche di base e di come esse possano modificarsi negli individui malati. A questo proposito, il gruppo guidato dal Prof. Baralle del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste ha recentemente pubblicato nella rivista pnas che la rimozione di TDP-43 da cellule umane causa notevoli sconvolgimenti, quali morte cellulare (apoptosi) e alterazioni nella forma del nucleo e del ciclo di divisione cellulare.
Questi risultati hanno per la prima volta evidenziato come questa proteina rivesta un ruolo essenziale nei processi metabolici della cellula e quindi iniziato a fornire una spiegazione meccanistica di come la sua mis-regolazione possa portare a gravi conseguenze.

Il gruppo del Prof. Baralle ha inoltre allacciato diverse collaborazioni con altri ricercatori internazionali che si occupano di caratterizzare aspetti particolari del ruolo giocato da TDP-43 in queste malattie degenerative.
Ad esempio, una caratteristica principale delle inclusioni citoplasmatiche formate da TDP-43 è rappresentato dalla presenza di numerosi frammenti di questa proteina la cui origine non era ancora conosciuta. Questo particolare problema è stato affrontato da un gruppo di ricerca americano della Mayo Clinic di Jacksonville guidato da Leonard Petrucelli il quale, utilizzando la nostra collaborazione, è riuscito ad inviduare che la causa di questa degradazione è dovuto all’interazione di TDP-43 nelle cellule malate con un’altra proteina, la progranulina.
I risultati di questo lavoro sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Journal of Neuroscience.

Infine, un nuovo recente studio pubblicato sulla rivista Science da un gruppo di scienziati inglesi e australiani con la partecipazione del nostro gruppo all’icgeb ha permesso di identificare tre mutazioni a carico di questa proteina che sono associate a forme familiari di sla.
Questi risultati sono importanti perché confermano definitivamente il ruolo attivo giocato da questa proteina nell’insorgenza della malattia.
È da notare come questi studi abbiano suscitato un grande interesse nella comunità scientifica internazionale a partire da siti specializzati quali l’Alzheimer Research Forum.
Inoltre, risulterà soprattutto utile nell’aprire nuovi scenari diagnostici e terapeutici. Al momento, infatti, non solo non esiste alcuna terapia in grado di curare la sla ma anche non esistono test disponibili per effettuare una diagnosi precoce, spesso essenziale nel rallentare i danni provocati da questo genere di malattie neurodegenerative. Entrambi questi aspetti gestionali della malattia potrebbero quindi beneficiare in tempi anche molto ristretti da queste nuove scoperte.

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