Elettrosensibilità al Wi-Fi

WI-FI Viviamo oggi in un mondo che ogni giorno cerca di correre incontro alla tecnologia e di modificare il nostro stile di vita, le nostre abitudini e approccio alle dinamiche lavorative. Per noi è ormai normale pensare ad una capillarità della rete internet e soprattutto della tecnologia WI-FI. Se ci pensiamo, la maggior parte degli edifici che frequentiamo, è ottimizzata, per lo scambio di documenti, con reti senza fili.

Quindi ogni giorno siamo sottoposti ed enormemente esposti a campi elettromagnetici creati dalle antenne radio dei router wireless. L’OMS ha sancito che, in base agli studi raccolti e alle pubblicazioni scientifiche a nostra disposizione, il corpo umano non “dovrebbe” essere intaccato minimamente dall’effetto delle onde radio.

Altri studi invece, come quelli della commissione scientifica inglese, riportano dati molto sensibili, rispetto all’utilizzo di reti WI-FI all’interno di scuole primarie, frequentate ovviamente, da bambini con un sistema nervoso ancora immaturo. L’esposizione ad onde radio, che superano i livelli biologici consentiti, porterebbero ad una mutazione delle cellule, con danno plasmatico; uno sregolamento di alcuni enzimi e proteine in grado di tenere a bada e regolare la crescita cellulare e quindi l’insorgenza di neoplasie anche in tenera età; un aumento della temperatura, seppure in minimi termini, delle cellule più sensibili del nostro corpo, i neuroni.

Esistono al mondo, alcune persone che se esposte anche a minime sorgenti di frequenze radio, iniziano a lamentare disturbi, molto fastidiosi, come cefalea, nausea, tensione articolare e aumento della temperatura corporea con momentanea sregolazione dell’omeostasi. Questi pazienti, che in alcuni stati come la Svezia, sono riconosciuti tali, sono detti “elettrosensibili”, sono costretti a vivere in una gabbia di alluminio per bloccare le fonti radio. Una specie di gabbia di Faraday che però diventa una vera e propria prigione. Ora si iniziano ad introdurre alcune pitture per parete ed intonaci, con contenuti di alluminio in grado di sopperire alle gabbie.

Noi non sappiamo effettivamente, per ora, se non per studi in vitro, quello che le onde radio, potrebbero provocare al corpo umano, e sarebbe sicuramente spiacevole se fra una ventina d’anni scoprissimo dei danni irreversibili, dopo che il mondo intero è stato esposto a lungo a questi flussi silenti ed invisibili. Quindi ora la parola d’ordine è parsimonia e moderazione all’uso di tale tecnologia.

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