Trapianti di cellule staminali in aumento

cellule staminali embrionali

SmartBank, bio banca del cordone ombelicale, ha reso noto che è più alta di quanto si pensi la probabilità di trapianti con le cellule staminali in accordo con quanto pubblicato su Byology of Blood and Marrow Transplantation (Biologia del Sangue e Trapianto di Midollo).

La notizia viene dai dati resi noti nel numero di marzo di Byology of Blood and Marrow Transplantation. La percentuale di probabilità di uso delle proprie cellule staminali è salita a 1 su 200 per la cura di patologie.

La percentuale di probabilità di trapianto delle proprie cellule staminali è salita a 1 su 200. Un dato calcolato sulla base dell’arco di vita fino a 70 anni, facendo una media tra 1 su 435 persone che fanno un trapianto di proprie cellule staminali e 1 su 400 che ricevono cellule staminali da un donatore.

Lo studio ha preso in esame i trapianti effettuati sulla popolazione degli Stati Uniti d’America tra il 2001 e il 2003, dove le cellule staminali – del cordone ombelicale, del midollo osseo o del sangue periferico – vengono usate in diverse terapie, oltre a prendere in esame il numero dei pazienti affetti da patologie curabili con il trapianto come malattie del sangue, immuno deficienze e alcuni tumori curabili con il trapianto di cellule staminali.

«Queste stime – ha detto Frances Verter, Ph.D., co-autrice dello studio e direttore della Parent’s Guide to Cord Blood Foundation – cambiano e di molto i dati in possesso finora che facevano riferimento, invece, ad un diverso arco temporale e, cioè, 20 anni di vita. Lo studio portato avanti in America ha esplorato un arco di tempo maggiore, evidenziando che se il numero di trapianti effettuati sui bambini è basso, questo dato aumenta vertiginosamente con l’età adulta».

Storicamente, le cellule staminali del midollo osseo e del sangue periferico sono state usate per 40 anni per curare alcune malattie. Durante gli ultimi 20 anni, invece, le cellule staminali del cordone ombelicale sono state usate in via preferenziale nella medicina dei trapianti e hanno apportato significativi benefici. Confrontando queste cellule con quelle ricavate da altre fonti, si rileva una maggiore compatibilità con il donatore.

«È molto importante che la medicina consideri questi nuovi dati per informare correttamente, sulla base di dati scientifici certi, i genitori sulle possibilità di conservazione del cordone ombelicale», lo ha affermato J.J. Nietfeld, Ph.D., autore dello studio e professore associato al Dipartimento di Patologia Medica dell’Università di Utrecht in Olanda.

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