Trapianto di rene o dialisi?

anatomia rene

Quando sopraggiunge l’insufficienza renale cronica ci sono solo due alternative: la dialisi o il trapianto.

La dialisi oggi viene consigliata solo per il periodo necessario dal momento in cui si viene messi in lista di attesa per il trapianto fino al reperimento fisico dell’organo.
Questo perché la dialisi ha un notevole impatto economico, oltre 40 mila euro all’anno, e sociale, è necessario infatti che il paziente con l’aiuto dei familiari si rechi più volte a settimana e per parecchie ore nei centri adibiti a tale operazione.

Il trattamento preferenziale per pazienti affetti da insufficienza renale cronica è quindi il trapianto di renale, in quanto è capace di restituire una normale funzionalità renale e restituire ai pazienti, una vita socialmente produttiva in un’alta percentuale dei casi “costringendoli” solo a seguire la terapia antirigetto e periodicamente ad alcuni esami di accertamento.

Il trapianto di rene è ormai un intervento considerato abbastanza sicuro, quasi di routine, tanto da essere eseguito anche su pazienti in età avanzata.
Il procedimento medico -al contrario- è abbastanza complesso: sono necessari diversi controlli medici per accertare le condizioni cliniche del ricevente e del donatore, sia esso vivo o cadavere, oltre ai mesi d’attesa.
L’intervento poi non è né semplice né breve. In caso di trapianto da cadavere sono previste due equipe mediche: una che espianta l’organo ed esegue tutti gli esami necessari per valutare che non ci siano malattie o danni al rene (compito cruciale lasciato all’anatomopatologo) e un’altra pronta a impiantare -nel più breve tempo possibile- il rene nel ricevente.

La maggior parte degli organi, una volta terminate le anastomosi vascolari, riprendono quasi subito la loro funzione, ma a volte il rene va incontro a un fenomeno di non funzione iniziale che prende il nome di “Necrosi tubulare“. Questo fenomeno indica il danno subito dall’organo durante la fase di prelievo o durante il periodo nel quale (da cadavere) è stato conservato in soluzione fredda. È comunque un caso praticamente reversibile entro la settimana, sempre che non intervengano altre complicanze nella fase di non-funzione.

Particolarmente importante, nella prima settimana post-trapianto, è il monitoraggio della vascolarizzazione venosa realizzabile con la tecnica ecografica eco-color-doppler: ogni eventuale riduzione di calibro dei vasi venosi o arteriosi è indice di trombosi del vaso stesso, complicanza molto temibile che può essere contrastata con appropriata terapia anticoagulante.

Le complicanze dopo un trapianto sono legate: al gesto chirurgico stesso (infezione di ferita,ascesso), alla terapia immunosoppressiva che il paziente deve continuare a vita, al rischio infettivo legato all’immunosoppressione (infezioni virali da Citomegalovirus) e al rischio di sviluppo di neoplasie (tra cui linfomi che sembrano insorgere in una percentuale leggermente più significativa nel gruppo di pazienti che subiscono una terapia immunosoppressiva rispetto al gruppo di controllo).
I pazienti diabetici che trapiantano un rene per sopraggiunta insufficienza renale, hanno oltre ai sopracitati rischi, anche il rischio di morte cardiovascolare.

Il rigetto è purtroppo, un rischio sempre presente nella storia di un trapianto, anche a distanza di anni, o anche su reni perfettamente compatibili, inoltre non è prevedibile dalla tipizzazione. Di per se, il Rigetto, è un processo immunologico per cui il sistema immunocompetente riconosce come “non propri” gli antigeni dell’organo trapiantato reagendo contro essi.

L’esito di ogni trapianto dipende quindi da numerose e complesse variabili, la sopravvivenza dell’organo è in genere migliore nei trapianti da donatore vivente, grazie al breve tempo di conservazione del rene e dalla giovane età (di solito) del donatore. La sopravvivenza dell’organo ad un anno dall’intervento è di circa il 95% nei trapianti realizzati da donatore vivente.

[illustrazione di Henry Gray (1825–1861) “Anatomy of the Human Body” | parte del materiale tratto da wikipedia]

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2 Risposte a “Trapianto di rene o dialisi?”

  1. Volf scrive:

    E’ interessante vedere come lo studio sul farmaco prefetto, efficace e con effetti collaterali minimi, fa passi da gigante.
    Così come la dialisi diventa una scienza che si appoggia al meglio della teconologia.
    E’ deludente, invece, vedere come per molti centri dialisi i dializzati siano delle galline dalle uova d’oro da dissuadere al trapianto. Alla stessa stregua di alcuni baroni della medicina utilizzino mezzi subdoli e sottili per “invitare” i pazienti a chiedere quali mezzi alternativi ci sono per arrivare al trapianto.

  2. ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! scrive:

    Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

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