Turismo procreativo per la fecondazione low-cost

cicogna

Dopo la ratifica della Legge 40 del 2004, che vieta la procreazione assistita in talune circostanzi, come in caso di ricorso a procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, ha aperto uno spaccato nella comunità nostrana.

Non sono assolutamente isolati i casi di viaggi della speranza istituiti da coppie italiane, senza distinzione alcuna, anche se spesso questa “allettante offerta” è impedita a tutti quelli che non hanno una posizione sociale tale da poter ripagare le spese di viaggio e di degenza. A dirlo non è un pensiero astratto, ma una statistica. Spagna, Svizzera, Belgio, ma anche paesi dell’Est: questi i luoghi più frequentati dalle coppie italiane.

In territorio ispanico si toccano punta di 50% di presenza italiana nell’istituto, mentre per le strutture elvetiche si arriva al 40%. A destare interesse è però “la questione dell’est”, perché moltissimi sono spinti ad iniziare un percorso procreativo in quelle aree per i costi assolutamente favorevoli. Addirittura, già fermandosi in Slovenia, sono possibili operazioni vietate in Italia.

Nel “turismo procreativo” rientra anche la tecnica di prelevare e congelare più embrioni, avviare colture multiple, fare diagnosi pre-impianto, e così via. Solo una revisione, oculata e ponderata, di questa legge può sanare questo profondo gap.

[via soldiblog]

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